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Chi sfilerà in piazza con i filoputiniani d’Italia: imbarazzi e critiche

MOSCA RUSSIA MILITARE ESERCITO RUSSO

A Roma, domenica 8 maggio si sono dati appuntamento in Piazza San Giovanni. Il Reggimento Immortale, dal 2012 celebra, a margine del “Giorno della Vittoria” del 9 maggio (resa del Terzo Reich), la memoria delle vittime e dei martiri russi. In questo 2022, la commemorazione è stata oggetto di ampie critiche, in Russia e soprattutto in Italia.

Il Reggimento Immortale

Gli organizzatori in Italia, nel loro manifesto spiegano: “L’Unione Sovietica è il paese che ha dato il contributo maggiore alla sconfitta del nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tributo di sangue e l’apporto militare sovietico alla liberazione dell’Europa dal nazi-fascismo non ha eguali.” E poi ancora: “Il senso è pertanto sia di ricordare chi ci ha dato la libertà, sia di passare alle nuove generazioni il testimone della memoria. Il Reggimento Immortale si celebra in più di 80 paesi del mondo, ma con particolare partecipazione nello spazio post-sovietico. Oggi più che mai è importante celebrare il Reggimento Immortale, tenere viva la memoria di chi ha combattuto il male e non fare nemmeno un passo indietro di fronte al nazismo che è tornato ad ammorbare alcune parti d’Europa.” I principi ispiratori dovrebbero, dunque, rimanere legati ad una volontaria manifestazione di memoria familiare, spirito di patriottismo e apoliticità.

Purtroppo, dalla stessa Russia (come ricorda un articolo di Libero del 28 aprile scorso) arrivano segnali contrastanti, tant’è vero che i principali ispiratori del Reggimento si sono rifiutati di aderire alle manifestazioni di quest’anno e la principale rete televisiva a supporto (TV2) è stata chiusa quando i suoi esponenti si sono dichiarati contrari alla guerra in Ucraina, ritenendo che i principi ispiratori del Reggimento, siano stati definitivamente traditi dalle azioni di Putin.

I filoputiniani di casa nostra

In Italia, come ci ricorda Paolo Mieli in un’editoriale su Il Corriere della Sera del 4 maggio, l’offensiva ideologica sta avendo una presa molto forte. Lo dimostrano i tanti dibattiti che si sono succeduti negli ultimi due mesi e più di guerra, anche, contro i simboli russi della cultura o dello sport, che nulla avevano a che vedere con il conflitto in atto. Tanto più la presa sul fronte delle idee filoputiniane ed antioccidentali. Dalle colonne di questo quotidiano abbiamo già parlato sia delle tesi del professor Luciano Canfora, nell’articolo Canfora e Orsini, quando il protagonismo sfonda (tutti) gli argini, sia di quelle del professor Alessandro Orsini in Idee e pensieri del prof. Orsini, che studia da capogrillino.

Ricorderemo solo brevemente che le idee di Canfora, ad esempio, profondamente radicate nell’ideologia comunista della Guerra Fredda, a tal punto da non riuscire ad indicare in Putin un aggressore, hanno più confuso che non chiarito le tesi esposte. E di Alessandro Orsini che oramai da settimane, utilizzando il suo pensiero laterale, racconta il conflitto in atto opponendosi alla narrazione comune richiamiamo la sua ultima dichiarazione al programma Cartabianca di Rai3 a proposito di resistenza e partigiani: “Se il principio è che tutti coloro che resistono rispetto a un invasore straniero sono come i partigiani italiani, allora anche i talebani che resistevano all’invasione americana sono come i partigiani”.

Nemmeno la politica ha saputo resistere alla presa: su tutti il leader della Lega Matteo Salvini, che forte del suo precedente legame con Putin, ha prima tentennato per affermare una condanna netta all’invasione russa, per poi sposare una linea pacifista, con la sua contrarietà agli armamenti e all’escalation militare e la sua volontà di farsi diretto mediatore con Putin in terra russa.

E sempre Paolo Mieli ci ricorda però: “Ciò che colpisce non è che qualcuno abbia detto delle sciocchezze. Capita a tutti. Sull’uno e sull’altro versante. Ma si è su una brutta strada quando nessuno si sente poi in obbligo di dare pubblicamente atto d’essersi sbagliato. Neanche quando basta guardare alle cose senza eccessivo pregiudizio per capire che si è trattato di errori. Talvolta clamorosi.”

@L_Argomento

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