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L’Ue scommette (davvero?) sull’intelligenza artificiale

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Comincia a prendere forma il nuovo regolamento europeo dell’intelligenza artificiale (AI Act), il cui percorso è iniziato nel 2021 con la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio volta ad armonizzare le norme in materia di IA e realizzare un nuovo quadro normativo europeo, lontano dalle scelte autoritarie della Cina, ma anche molto distante dalla piena libertà di cui la IA gode negli Stati Uniti.

L’AI Act

Il Regolamento ha riguardato, fin dalla sua nascita, il mercato europeo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di migliorarne il funzionamento, definendo un quadro giuridico uniforme, in particolare per lo sviluppo, la commercializzazione e l’uso, conformemente ai valori dell’Unione (affidabilità, sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali delle persone). Particolare attenzione si è posta ai prodotti europei, in relazione a quelli extra UE, e la richiesta agli Stati membri di operare attraverso sistemi di sandbox regolamentati (ambienti monitorati e controllati dalle autorità), per facilitare lo sviluppo e la sperimentazione di sistemi innovativi di IA sotto una rigorosa supervisione normativa. Il regolamento è stato progettato, dunque, per incoraggiare la ricerca e l’innovazione, in un ambito di mercato tutelato e protetto, cercando di evitare tutti i possibili rischi di violazione della privacy senza limitazione, come nei casi più famosi di Cambridge Analytica o di Tik Tok.

Il lavoro del Parlamento europeo

E’ di oggi la notizia che il primo pacchetto di emendamenti condivisi al Regolamento sulla IA è stato presentato e il capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Brando Benifei, relatore (insieme al rumeno Dragos Tudorache del Partito Liberale), ha quindi specificato: “Abbiamo inserito il divieto esplicito della polizia predittiva, una pratica che si è rivelata discriminatoria e non funzionante e pericolosa per la presunzione d’innocenza. Abbiamo lavorato affinché questo regolamento sia maggiormente allineato alla protezione dei dati del Gdpr (ndr regolamento generale per la protezione dei dati personali) e consolidato la tutela dei dati. Abbiamo aumentato le tutele per i bambini, che devono essere una categoria ad alto rischio. Abbiamo dato un ruolo alla Commissione europea più forte di applicazione della normativa nei casi di violazione transnazionale.” Il Regolamento subirà sicuramente ulteriori modifiche ed aggiustamenti, l’obiettivo è che sia pronto per la fine del 2022, in modo che possa cominciare a dispiegare i suoi effetti sulle tecnologie, quando queste vanno ad infiltrarsi nella vita sociale ed economica. “Puntiamo a costruire un sistema di regolamentazione dell’intelligenza artificiale che abbia al centro la tutela dell’essere umano”, aveva affermato lo stesso Benifei a Italian Tech qualche settimana fa.

Le reazioni al Regolamento

Il testo, nel complesso, è stato accolto in maniera positiva dagli addetti ai lavori, perché conferma, coerentemente con il regolamento sulla protezione dei dati, la volontà dell’Unione Europea di regolamentare in maniera organica ed unitaria le nuove tecnologie. Più di una critica, invece, soprattutto sull’assenza di una completa messa al bando dei sistemi di riconoscimento biometrico. Nel pacchetto di emendamenti presentato, quindi, all’interno della UE si vieta il riconoscimento facciale nei luogo accessibili al pubblico, salvo casi eccezionali. In Italia, la richiesta è che le politiche europee in tema di IA, seguano l’obiettivo di rendere il nostro Paese un centro sull’intelligenza artificiale competitivo a livello globale, attraverso fonti di investimento europee e nazionali. L’intelligenza artificiale, infatti, se usata correttamente (anche a livello etico), può generare benefici per la collettività in numerosi campi di applicazione che disegnano le sfide del presente e del futuro: dall’innovazione alla digitalizzazione, dalla sostenibilità ambientale alla transizione energetica.

Le prospettive del mercato italiano dell’IA

“Come già avevo evidenziato durante un’audizione delle Commissioni riunite Trasporti e Attività produttive, sul ruolo dell’intelligenza artificiale, la regolamentazione deve andare di pari passo con le esigenze economiche del mercato, evitando che la ‘regolazione’ non vada a ledere il primato delle imprese innovative e senza gravare su di esse. Il regolamento deve invece aiutare migliorare sia la parte di ricerca e sviluppo, sia la parte di sicurezza in merito all’utilizzo finale dei dati.” ha dichiarato Gabriele Ferrieri, presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, in un’intervista rilasciata oggi al nostro quotidiano. Ferrieri ha ricordato che sul tema della sicurezza “da un lato si devono tutelare quelli che sono i diritti della persona e dall’altro mettere in atto le misure di regolamentazione opportune. Riteniamo, comunque, che la UE debba liberalizzare a 360° l’utilizzo degli strumenti di IA a disposizione.” Ed interrogato sul tema della sicurezza ci ha risposto: “Anche se limitato e circoscritto, l’utilizzo del rilevamento biometrico assume in questa fase una rilevanza strategica, soprattutto nel contesto geopolitico che stiamo vivendo.”

L’Osservatorio PoliMI, a febbraio di quest’anno (come riportato dall’Ansa) aveva presentato i numeri del mercato della IA in Italia: +27% nel 2021, che vale circa 380 milioni di euro, di cui il 76% commissionato da imprese italiane (290 milioni) e il restante come export di progetti (90 milioni). “La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento e l’Italia ha lanciato il nuovo Programma Strategico, ora è necessario compiere il passo successivo, la creazione di un piano esecutivo che dovrà prevedere meccanismi di governance e monitoraggio”, hanno osservato Giovanni Miragliotta e Nicola Gatti, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence.

@L_Argomento

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