Che fine ha fatto il vaccino italiano?

Che fine ha fatto il vaccino italiano?

Di Reithera si era parlato molto a fine 2020, con dichiarazioni ottimistiche del governo di allora. Sembra sarà pronto solo dopo l’estate

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Che fine ha fatto il vaccino italiano?
Che fine ha fatto il vaccino italiano, Reithera? Se ne era parlato mesi fa come di una imminente promessa, una panacea per tutti i mali. Dichiarazioni entusiastiche del governo, del ministro Speranza, del governatore del Lazio Zingaretti. Poi però si fatica a capire quale sia la situazione, a che punto siano i progressi auspicati.

Sembra proseguire “a pieno ritmo” – stando alla fonte consultata da L’Argomento, negli stabilimenti interessati – la sperimentazione del vaccino italiano ReiThera, basato sulla tecnologia proprietaria dell’adenovirus isolato dal gorilla, giunto in fase 2-3.

L’obiettivo – ambizioso ma raggiungibile – è quello di concludere i test dopo l’estate ma in una nota il ministero dello Sviluppo economico ricorda che “come soggetto incaricato dalla Pdcm, sta verificando anche il progetto di Reithera per valutarne la coerenza con le procedure e gli indirizzi del governo sulla produzione dei vaccini. Al momento, quindi, nessuna decisione è’ stata presa seguendo il metodo della dovuta riservatezza chiesta a tutti i soggetti interessati vista la delicatezza e l’importanza strategica della questione”.

In ogni caso, l’azienda di Castel Romano fa sapere di essere disponibile anche a mettere a disposizione “il proprio know-how e la propria capacità produttiva per rispondere positivamente ad eventuali richieste di produzione di uno dei vaccini Covid-19 già approvati e distribuiti anche in Italia”.

Oggi il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Francesco Paolo Figliuolo, accompagnato dal capo della Protezione civile, si è recato prima a Matera e poi a Potenza.

Nel giorno in cui è stata superata la soglia dei 16 milioni di somministrazioni – e si avvicina quella dei 5 milioni di ‘immunizzati’ con entrambe le dosi –  il generale ha ricordato che “a parte le dosi in arrivo e già arrivate, che sono un milione e mezzo di Pfizer e le prime 180 mila Johnson & Johnson, dal 27 al 29 aprile arriveranno a livello nazionale oltre 2 milioni e mezzo di dosi e poi dal 30 al 5 maggio ulteriori 2 milioni e 600 mila dosi: per maggio, le stime mi danno oltre 15 milioni”.

“Ho appena parlato col presidente di J&J – ha aggiunto più tardi – che mi ha assicurato un’ulteriore fornitura che arriverà per fine aprile, di circa 380 mila dosi del loro vaccino”.

“Ci sono dappertutto cose che non vanno e che vanno migliorate – ha ammesso il commissario – ad esempio dobbiamo aumentare la capacità di intercettare le persone più deboli e farlo in maniera onesta e corretta, penso al fatto che spesso c’è gente che si nasconde magari tra i caregiver cercando la scorciatoia per farsi il vaccino e questo non va bene perché ognuno di noi deve pensare che un vaccino tolto ad una persona fragile o anziana potrebbe voler dire per quella persona la vita o la morte”.

Che fine ha fatto il vaccino italiano?

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