Economia

Che cosa è il price cup al tetto del gas (e perché è una mossa determinante)

La proposta di Draghi: cosa significa il tetto, quanto ci conviene e cosa hanno detto gli altri partners dell’Ue

BANDIERA DELL'EUROPA, BANDIERA EUROPEA

Anche oggi, al Senato, il premier Draghi ha ribadito l’opportunità e necessità di definire in maniera veloce e chiara uno strumento comune europeo che fissi un tetto massimo al prezzo del gas. Dall’ultimo Consiglio Europeo, qualsiasi dibattito è stato rimandato tra settembre ed ottobre, con in più l’incognita dell’attuale crisi di governo in Italia.

La proposta del price cap

Prima del Consiglio Europeo dello scorso giugno, Mario Draghi alle Camere aveva riaffermato i suoi obiettivi legati alla proposta di definire un tetto al prezzo del gas. Riferendosi alla forte spinta inflazionistica dovuta all’aumento delle materie energetiche aveva detto: “Per frenare l’aumento prezzi e tutelare il potere d’acquisto dei cittadini è importante agire anche sulla fonte del problema. Contenere i rincari dei prezzi di gas e energia. I governi hanno gli strumenti per farlo. Quel che proponiamo da diversi mesi è un tetto europeo al prezzo del gas. Questa misura è diventata ancor più urgente con la riduzione delle forniture da parte di Mosca, con le difficoltà per l’Europa che aumentano vertiginosamente. L’Europa deve muoversi rapidamente”.

E nelle sue comunicazioni di oggi al Senato ha ribadito: “L’Ue è la nostra casa e al suo interno dobbiamo portare avanti sfide ambiziose. Dobbiamo batterci per ottenere un tetto al prezzo del gas russo, che beneficerebbe tutti, e per la riforma del mercato elettrico, che può cominciare anche da quello domestico anche prima di accordi europei”. Queste sono, infatti, le “misure essenziali per difendere il potere di acquisto delle famiglie e tutelare i livelli di produttività delle imprese”.

Price cap come sanzione alla Russia

Il ‘price cap’ per il premier Draghi è un’altra, e forse la più forte, sanzione contro la Russia di Putin e il suo utilizzo delle forniture di gas come un’arma contro l’Europa. Draghi aveva chiesto un vertice europeo straordinario, ma l’Europa ha calendarizzato per settembre la ripresa della discussione. Nel frattempo, Mosca sta continuando a tagliare le forniture e il rischio di un blocco totale è sempre dietro l’angolo. Al contempo la Russia sta però aumentando i prezzi: ad esempio, l’Italia riceve circa il 50% in meno di gas ma lo paga circa il 50% in più (secondo fonte Eni).

Per aziende e famiglie, ogni giorno che passa con prezzi così alti significa perdita di competitività e di potere di acquisto e i ritardi europei sulla questione rischiano dunque di aggravare ancor di più la situazione, senza contare che se Draghi dovesse lasciare il governo, il ‘price cap’ non avrebbe più in Europa il suo principale ispiratore.

Come dovrebbe essere il price cap

Per grandi linee, il tetto al prezzo del gas si applicherebbe soltanto, per un periodo limitato, al gas proveniente dalla Russia, soprattutto per tutelare gli altri Paesi fornitori come gli Stati Uniti, l’Algeria, l’Egitto, il Qatar e l’Azerbaijan e per evitare che rivolgano la loro offerta ad altri mercati (in particolare quello asiatico). Il tetto, poi, dovrà essere sostenuto da fondi e garanzie pubbliche, da mettere a disposizione degli importatori.

Gli acquirenti europei continuerebbero, dunque, ad acquistare il gas russo, ma nel caso in cui tale prezzo superasse una certa soglia, gli operatori non potrebbero più comprare e fra le ipotesi circolate, c’è quella di un tetto fra gli 80 e 90 euro a megawattora. Al momento, i Paesi europei pagano alla Russia circa 10 milioni di euro ogni ora per petrolio, gas e carbone e la misura del price cap dovrebbe quasi dimezzare questa quota. Tuttavia, per alcuni analisti, la Russia avrebbe la capacità di resistere e sopportare condizioni economiche  così avverse.

Le posizioni europee

La presidente Ursula Von der Leyen ha più volte ricordato che si sta “lavorando su diverse opzioni per quanto riguarda i prezzi elevati dell’energia”, aprendo in parte al price cap, ma senza ancora definire quali strumenti siano realmente al vaglio della Commissione.

Sulla proposta italiana di price cap si è creato, comunque, una sorta di fronte mediterraneo. La proposta di Draghi, infatti, ha trovato fin da subito l’appoggio della Spagna di Pedro Sanchez e della Grecia di Kyriakos Mitsotakis, che in occasione del consiglio europeo di giugno ha dichiarato: “Ribadirò, insieme al presidente del Consiglio italiano, l’ormai urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l’imposizione di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas”. La richiesta italiana ha incassato, poi, anche l’appoggio della Francia e durante il bilaterale, tenutosi prima dell’ultimo vertice europeo, Draghi ed Emmanuel Macron hanno di fatto rinsaldato una posizione comune sulla richiesta di un intervento europeo sull’energia.

E dal Consiglio Europeo sono arrivate altre voci a favore del price cap: la Germania di Olaf Scholz ha appoggiato la richiesta italiana, così come il Belgio, il cui premier Alexander De Croo che, appellandosi alla solidarietà europea, ha dichiarato che il suo paese sostiene proposte su “acquisti comuni” e “un tetto dei prezzi”, chiedendo alla Commissione di guidare e coordinare tutte le opportune iniziative.

Contraria, al momento, solo la posizione dell’Olanda, che ritiene che il meccanismo potrebbe non essere funzionale agli obiettivi. Tuttavia il premier Mark Rutte ha dichiarato: “Io non sono ancora convinto ma non sono ideologicamente contrario”. “Se qualcuno, Mario Draghi ad esempio, mi porta delle prove che la misura può funzionare, possiamo vedere”.

@L_Argomento

 

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