Casaleggio veleggia controvento ma batte cassa

Casaleggio veleggia controvento ma batte cassa

Presentato il Manifesto di quel che, giura, non sarà mai un altro partito

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Casaleggio veleggia controvento ma batte cassa.
Un ‘Manifesto Controvento’ “di metodo”, non un nuovo partito.

Dopo giorni di attesa Rousseau finalmente alza il velo sul documento diviso in 10 principi (più uno jolly da scrivere con la base) che in molti, nel M5S e fuori, considerano il passo d’addio o comunque il prologo della vera ‘scissione’ dei Cinquestelle.

La presentazione senza strappi particolari, certo non mancano le stoccate al corpaccione pentastellato, ma non esce mai una parola definitiva nei discorsi di Davide Casaleggio ed Enrica Sabatini, che invece indicano principi della partecipazione, non escludendo che possano servire al Movimento, in futuro. Prima, però, “è giusto chiarire i ruoli e rispettarli”.

A partire dal saldo degli arretrati: “Ci sono delle restituzioni che non sono in linea con la data corretta, penso sia abbastanza trasparente cosa sta accadendo su quel fronte”, risponde Casaleggio. Che cita il padre Gianroberto: “Pensava che solo Controvento si può decollare”, dunque “contro la ‘Gomorra’ della politica, contro le cose che hanno fatto male all’Italia. Il figlio del co-fondatore sottolinea più volte che il punto cruciale è “il metodo”, ovvero “ciò che ci ha tenuto assieme negli ultimi 10 anni e che ci può tenere uniti nel prossimo decennio”.

Anche sotto diversa forma, perché l’ipotesi che l’associazione diventi “fornitore di servizi” non viene scartata, ma “bisogna pensare al perché stare insieme, poi al come o per cosa”, chiarisce Sabatini. Che fa un passettino in avanti quando spiega che “se non ci sono obiettivi condivisi non è possibile immaginare un percorso insieme”. Le tensioni ci sono e vengono a galla durante l’illustrazione dei 10 principi.

La parola chiave che usa Rousseau per questo Manifesto è “metodo”, che diventa anche lo strumento per mettere sul tavolo tutte le critiche, oltre alle criticità, con cui la dirigenza M5S si confronta ormai da tempo. “il voto sul governo Draghi ha determinato delle cicatrici enormi nel Movimento, perché si è passati dalla discussione sulla scelta se entrare o meno, alla discussione sul metodo.

Ovvero alla contestazione del metodo, a partire dal quesito”, dice Sabatini. Che rispolvera un tema estremamente delicato come il tetto dei 2 mandati: “Il limite consente un rinnovo generazionale, evitando carrierismo politico e limitando la costruzione di gruppi di potere”.

Non solo, perché propone di aprire le candidature “con largo anticipo” per costruire “un rapporto di fiducia con gli attivisti e gli elettori”, ma soprattutto punge sulle decisioni importanti: “Devono essere prese dal basso, dalla base.

Non possono essere calate dall’alto”. La socia di Rousseau chiede di “rispettare il lavoro di Rousseau, degli attivisti e dei portavoce”, chiarendo che il motto “uno vale uno non significa che uno vale l’altro”, perché “merito e competenze devono essere celebrati”.

Nel dibattito ovviamente esce fuori anche il nome di Alessandro Di Battista, ma la domanda non viene dribblata, Sabatini lascia una porta aperta: “Tutti sanno che in questo momento Alessandro non è iscritto al Movimento”, ma nel progetto dell’associazione “ci sono spazi aperti a tutti i cittadini che vogliono contribuire”.

Quegli spazi sembrano troppo stretti invece ai Cinquestelle. Per dirla con le parole del ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, “Rousseau non può diventare un progetto politico, credo sia un errore pensarlo”. Mentre è ancora più duro Sergio Battelli: “Nella democrazia diretta crediamo, è nel nostro Dna, ma con i fatti: abbiamo investito 3,5 milioni di euro negli ultimi tre anni”.

E a fronte di questo impegno “è francamente triste e imbarazzante che da Rousseau si parli, in modo screditante, solo di morosità – tuona – e che ci si metta sul mercato mettendo a disposizione tecnologia e know how frutto delle ingenti somme investite dal Movimento”.

La spaccatura c’è e diventa ogni giorno più evidente, anche in Europa, dove l’eurodeputato Marco Zullo saluta il M5S per passare a Renew Europe. Controvento d’altronde, ha insistito ieri Casaleggio, non è un partito e non lo vuole diventare.

Non è una fondazione, non è una lobby. Ma allora cos’è? Perché c’è il rischio che ci convinca davvero che non è niente.

E a quel punto – per leggere in controluce le parole di Battelli – non sarebbe neanche peregrina l’ipotesi di chiedere indietro il denaro versato a una azienda che non offre più i suoi servizi al Movimento.

Casaleggio veleggia controvento ma batte cassa.

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