Casaleggio dalle Stelle alle stalle

Casaleggio dalle Stelle alle stalle

Il nuovo M5S divorzia da Rousseau, intervista polemica di Davide Casaleggio, rimbeccato dai big del Movimento

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Casaleggio dalle Stelle alle stalle

Non conta “un fico secco” se partito o movimento: bisogna radicarsi e aprirsi, unire onestà a competenza, darsi una struttura, sia pur leggera. Giuseppe Conte tratteggia il nuovo Movimento 5 stelle.

Ai deputati pentastellati, con cui dialoga in una lunghissima assemblea in videoconferenza, dice che è arrivato il momento di guardare avanti, mantenere saldi i principi ma aggiornare le “stelle”, abbandonare anche tabù come quello di dirsi partito.

Ma mentre è in corso il dibattito sui cellulari rimbalzano le parole che Davide Casaleggio pronuncia in un’intervista tv: in nome del padre e fondatore Gianroberto, boccia la scelta di veleggiare verso la forma partito.

E rilancia la battaglia sulla piattaforma Rousseau, che il M5s potrebbe abbandonare, con l’accusa ai vertici pentastellati di volerla smantellare per poi abbandonare idee fondanti come il divieto del terzo mandato. Conte si tiene fuori dalla disputa: io sono l’ultimo arrivato, dice.

Ma Vito Crimi bolla le frasi di Casaleggio come “misere e diffamatorie”. La rottura sembra ormai a un passo. Casaleggio irrompe sulla scena nel mezzo di un dibattito non poco travagliato per il Movimento. Conte con i deputati, come sabato con i senatori, non affronta un nodo come il limite dei due mandati di cui qualche deputato gli chiede conto.

Ma per il M5s pensa a una nuova struttura, con la sua prima sede nel cuore di Roma, diramazioni territoriali e anche un centro di formazione: una piccola rivoluzione.

La prima ricaduta pratica è l’annunciata scelta, anticipata da Crimi, di destinare una parte delle ‘restituzioni’ (1500 euro al mese) dei parlamentari al Movimento.

Ed è da qui che parte l’atto di accusa di Davide Casaleggio: “Spero che non si voglia mettere in difficoltà finanziaria Rousseau per mettere sul tavolo il terzo mandato o la democrazia dal basso o altre regole fondamentali del Movimento.

A pensar male, come diceva Andreotti, si fa peccato ma…”, dice in tv. Aggiunge, commosso, che il padre aveva sempre rigettato la forma partito e il governo del Paese come obiettivo: “Ci fosse stato lui i nodi sarebbero venuti al pettine prima, era molto meno paziente di me”.

Paragona il Movimento a una nave in tempesta, aggiunge, pur dicendosi sereno su una soluzione. Ma alla vigilia dell’evento Sum in ricordo di Gianroberto, cui parteciperà anche Alessandro Di Battista, le sue parole suonano come una dichiarazione di guerra. I deputati, tra i quali emergono malumori sulla nascente struttura e sui versamenti da destinarle, quasi non citano Casaleggio nei loro interventi.

Ma Crimi bolla come diffamatorie le parole di Casaleggio: “I portavoce del M5s hanno versato oltre 3 milioni e mezzo di euro per la piattaforma Rousseau”, attacca. Davide Crippa, capogruppo alla Camera, rincara la dose: “Abbiamo 7 milioni e 400mila euro bloccati nel conto delle restituzioni, perché’ la piattaforma Rousseau non ci fa votare”. “L’accusa dei due mandati non regge – osserva un deputato – perché’ anche i parlamentari al primo mandato non stanno versando i loro contributi alla piattaforma”. Conte si tiene fuori dallo scontro: non sta a lui, spiega, dirimere una questione datata.

Aggiunge che non tradirà la democrazia diretta e che il suo progetto andrà avanti solo se ‘incoronato’ da un voto on-line a larga maggioranza. Va anche bene affidare a una societa’ terza la gestione della piattaforma su cui svolgere le votazioni, aggiunge, ma tutto il resto, dalle iscrizioni alla scuola di formazione, deve andare in capo al Movimento.

Il travaglio c’è, qualche deputato dice di attendersi a questo punto un intervento di Beppe Grillo, ma di nuova piattaforma si parla con sempre più insistenza, l’addio a Rousseau sembra a un passo. L’auspicio di Conte, che chiede ai parlamentari di “darsi del tu”, è concludere in fretta il processo di riorganizzazione perché’ alle porte ci sono le elezioni amministrative e bisogna farsi trovare pronti. Anche perché’ oltre alle questioni organizzative, osserva più di un parlamentare, ci sono quelle politiche da affrontare. Mentre i Cinque stelle sono riuniti, al citofono di Conte suona il Dem David Sassoli, presidente del Parlamento europeo.

Poco prima Stefano Buffagni aveva invitato a riflettere sulle alleanze: “Sì al percorso col Pd ma senza snaturarci, loro parlino di ius soli, noi dobbiamo parlare di lavoro e sviluppo”.
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