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Politica

Canfora e Orsini, quando il protagonismo sfonda (tutti) gli argini

Tra filosofi e storici, in molti non sono d’accordo con la posizione dell’Europa sulla guerra in Ucraina e sono convinti che si dovrebbe tenere un’equidistanza tra Mosca e Kiev. Ma alcuni esperti, a volte troppo carichi di ideologia, non contribuiscono ad un dibattito equilibrato: è’ quello che è accaduto con le dichiarazioni del prof. Luciano Canfora e con quelle del prof. Alessandro Orsini. E dopo la polarizzazione delle tesi tra virologi ed esperti durante la pandemia, è la volta dell’intellighenzia culturale.

Tesi e controtesi

Nel tritacarne dei media è facile finirci dentro, se poi da filosofi e storici si diventa opinionisti. Luciano Canfora e Alessandro Orsini ne sono due esempi. “Teorici del né e né” li ha definiti Repubblica, in un recente articolo dedicato proprio a passare in rassegna tutte le svariate posizioni messe in campo dagli esperti, parlando del conflitto ucraino. Probabilmente la volontà di apparire diversi e non omologati al pensiero comune è il motivo per cui si sono determinati errori di analisi, ma anche espressioni fuori contesto e sproporzionate. E l’ossessione della diversità aggiunta ad una forte componente ideologica impedisce il più delle volte di capire fino in fondo il pensiero espresso.

Il caso

Il prof. Luciano Canfora, ad esempio, durante un intervento all’Università di Bari, chiamato da storico e filosofo a contribuire ad un dibattito in ambito didattico e culturale, ha definito Giorgia Meloni una “neonazista dentro”, senza però saper indicare invece in Putin un dittatore. Evidente la sproporzione nell’accostamento, dovuta probabilmente al fatto che per il professore la Russia e la Nato sono le due forze in conflitto.

La componente ideologica ha probabilmente azzerato nell’analisi la distinzione tra aggredito ed aggressore. Lo stesso accade quando il prof. Alessandro Orsini afferma che occorre guardare ad un mondo multipolare e che si deve lavorare per un tavolo della pace. Agli occhi dell’opinione pubblica l’intellettuale appare come un filoputiniano, incapace di schierarsi al fianco del popolo ucraino violato nella sua indipendenza e sovranità.

Opinionisti ed esperti

In momenti di grandi crisi, lo abbiamo visto durante la pandemia ed è visibile anche nel dibattito attuale sulla guerra, il linguaggio e le analisi sono spesso confuse e polarizzate. Non si tratta di avere tesi diversi (che richiamano l’esperienza culturale e di studio che un intellettuale ha rispetto ad un argomento), quanto piuttosto il passaggio all’opinione che attiene invece alla sfera ideologica e rischia di inficiare l’analisi stessa, svilendo il dibattito e riducendolo a mera contrapposizione di idee. Probabilmente non è quello che ci si aspetta dagli intellettuali. Se presupponiamo che per il Presidente russo Putin la guerra è la pace e che per la Nato, la UE e gli USA la pace è la guerra, ci aspetteremmo da filosofi e storici analisi che ci indichino la strada per capire e per uscire da una tale dicotomia di fatto.

@L_Argomento

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