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Politica

Bis o urne, il bivio di Draghi e il tramonto del M5s

I numeri ci saranno, ma è il modus che dirà di più sul futuro delle coalizioni e sul tragitto di avvicinamento alle elezioni

FACCIATA CON LE BANDIERE DI PALAZZO CHIGI (ROMA - 2004-07-13, Antonia Cesareo) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

La scomposizione anomala del M5s, festeggiata dai più nonostante il rischio-urne non sia ancora cessato, chiude la parentesi iniziata con l’avvento del governo giallo-verde di cui fu investito Giuseppe Conte. Se, come appare ormai chiaro, il gruppo di Di Maio offrirà la stampella al governo, sarà solo la volontà di Mario Draghi che inciderà sul chiudere o meno il cerchio (definitivamente). Nel mezzo un’altra giornata di incontri, vertici e trattative più o meno alla luce del sole in attesa dei discorsi di domani. Alcuni punti però sono già sufficientemente evidenti.

Csx

Il Pd paga e pagherà lo scotto di aver voluto insistere, con caparbia, sulla figura di Conte: non solo i pezzi legati a Renzi e Calenda nei mesi scorsi avevano sottolineato con veemenza quale errore madornale fosse puntare sull’ex premier. Un anno di segreteria Letta tarata sul campo largo è di fatto stata archiviata in un batter di ciglia dalle bizze di Conte. Anche altre anime democratiche, come quelle più progressiste e quelle legate al cattolicesimo della ex Margherita, avevano intuito il rischio che oggi si trasforma in concretezza. Certo che la base tifa ancora per un rassemblemant di coalizione, ma nella consapevolezza che mettere assieme Leu, M5s e centro non è un’operazione semplice ed esente da danni collaterali.

Cdx

Se Fratelli d’Italia è ovviamente proiettata ad elezioni anticipate, che già chiese a gran voce in occasione delle precedenti crisi durante questa peculiare legislatura, Lega e Forza Italia a parole annunciano di voler fare gli interessi degli italiani, ma nei fatti devono confrontarsi con i loro grandi elettori in Lombardia e Veneto, tutt’altro che decisi verso le urne. Il tessuto produttivo del settentrione teme che l’attuale congiuntura internazionale, sommata all’inflazione e alla decisione della BCE sui conti italiani, rappresentino oggettivi fattori di instabilità: votare ad ottobre per loro non sarebbe una mossa vantaggiosa, per questa ragione Berlusconi e Salvini chiedono un Draghi bis senza il m5s.

Tensioni sociali

Il risultato è, in prima battuta, un ulteriore scollamento dei cittadini, che già in occasione delle recenti amministrative hanno mostrato tutto il loro disinteresse per un sistema partitico che ancora una volta non riesce a dialogare con le fasce produttive. Nel 2013 e nel 2018 questo malessere sociale venne intercettato dal M5s, che oggi è diventato anch’esso un fattore di incomunicabilità con gli elettori. Nel mezzo le tensioni sociali di categorie che soffrono i morsi della crisi energetica e delle problematiche connesse alle professioni.

@L_Argomento

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