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Bibi highlander, la sua zampata nella crisi di governo israeliana?

Torna Netanyahu, sempre primo nei sondaggi: vicino lo scioglimento del parlamento e le quinte elezioni in meno di quattro anni

Anthony Tony Blinken Benjamin Netanyahu

L’esperimento di grossa coalizione in Israele non ha funzionato: sulle barricate la fronda del primo ministro Naftali Bennett e quella dell’ex premier Benjamin Netanyahu. Il primo ha annunciato pubblicamente che la sua alleanza, ideologicamente divisa, non è più sostenibile e non riesce a garantire un governo stabile. Ma il secondo e i suoi alleati hanno tenuto colloqui per formare un nuovo governo guidato da Netanyahu all’interno dell’attuale parlamento, che eviterebbe nuove elezioni.

Sempre più vicino a questo punto lo scioglimento del parlamento e le quinte elezioni in meno di quattro anni: per cui si accelera per votare su dozzine di progetti di legge prima della decisione sulle elezioni anticipate. Infatti un voto finale per lo scioglimento della Knesset è previsto questa sera e Yair Lapid subentrerà quindi a Naftali Bennett come primo ministro ad interim.

Le lotte intestine hanno reso la coalizione di governo non più sostenibile a soli 12 mesi dalla nascita di quell’alleanza che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto chiudere l’era Netanyahu formando una originale quanto improbabile rassemblemant di destra, liberali e partiti arabi.

L’ex premier invece sta tornando, in una campagna elettorale che si annuncia più forte di sempre: nonostante sia sotto processo per corruzione con accuse che lui nega, Bibi resta in testa nei sondaggi anche alla luce del peso internazionale che ha rispetto ai suoi competitors. Per guidare il governo in Israele, un partito deve ottenere la maggioranza di 61 seggi in Parlamento, in caso contrario il partito con il maggior numero di seggi deve formare una coalizione.

Qualcuno però teme che il premierato, seppur ad interim, di Lapid possa invertire la politica di Israele sull’accordo con l’Iran. Inoltre è di tutta evidenza che l’esito delle elezioni, se da un lato non muterà le politiche tecnologiche e legate al business, cambierà invece le future relazioni israeliane con gli Usa, con i palestinesi e con gli stati arabi. Tra pochi giorni ci sarà la visita del presidente Joe Biden in Medio Oriente a luglio, in cui è prevista una tappa (fondamentale) in Israele.

@L_Argomento

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