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Auto elettriche: Intesa accende la luce. Siamo davvero pronti a dire addio al fossile?

Il gruppo di Torino prende posizione su un’evidenza che è sfuggita all’Ue: ci sono anche altre strade per ovviare a benzina e diesel

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Non era scontata la presa di posizione di Intesa Sanpaolo sul futuro del settore automotive. Quando il gruppo di Torino osserva che l’elettrico non è oggettivamente l’unica via di fuga per il comparto, dice apertamente ciò che in molti sussurrano: quanti dei 38 milioni di veicoli inquinanti italiani verranno sostituiti da un’auto elettrica nel breve o nel medio periodo? E a quale prezzo?

Intesa mette l’accento su un punto significativo: la decisione europea sullo stop alle auto a benzina e diesel nel 2035 è particolarmente “drastica e stringente”, in quanto, “limita la transizione alla motorizzazione elettrica”. Invece, “ci sono altri tipi di motorizzazione che possono favorire il passaggio ad un’auto più green“. Per questa ragione “ci auguriamo” che sia “mitigata” dal punto di confronto previsto nel 2026, è quello l’anno in cui la Commissione europea farà un check ai motori ibridi e agli ecocarburanti.

In primis andranno implementate le infrastrutture, visto che le colonnine sono ancora pochissime rispetto ad esigenze che potrebbero mutare; in secondo luogo andrà valutato il discorso legato ai costi che sono ancora elevati e che di fatto impediscono ad un utente medio anche solo di immaginare un acquisto di auto elettrica. Infine il ragionamento sulle batterie: l’Europa annuncia la realizzazione di Giga Factory ma dimentica che il settore è in mano alla Cina, che ha influenze precise sul cosiddetto triangolo del litio, ovvero paesi come Argentina, Bolivia e Perù che da sole detengono il 56% delle riserve mondiali di litio, utile alle batterie.

I dati sull’Automotive lo dimostrano: non è un settore che può essere destinatario di politiche approssimative, visto che sul sistema economico europeo incide per l’8% del PIL. Nell’Ue corrisponde all’11,5% della forza lavoro manifatturiera e al 6,6% della forza lavoro complessiva.

LEGGI ANCHE: L’ASSURDO PIANO EUROPEO CHE FA INFURIARE GLI AUTOMOBILISTI

@L_Argomento

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