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Attento Letta, il campo largo presuppone un maggioritario

Le recenti esperienze dovrebbero essere di insegnamento nei confronti di rassemblemant che partono già zoppi in partenza per motivi evidentissimi

ENRICO LETTA POLITICO

Il cosiddetto campo-largo a cui sta lavorando Enrico Letta da un punto di vista ideale è la prosecuzione sia dell’esperienza prodiana con l’Ulivo, che di una visione bipolare del paese tarata su due blocchi che si confrontano nelle urne. Metterla in campo ora quando tutti parlano di una legge proporzionale e alla luce della sparizione del M5s pone dei dubbi e dei rischi concreti.

Intanto occorrerà capire chi si farà regista di unire fili così distinti e così distanti: due decenni fa ci provò Romano Prodi, salvo soccombere sotto i colpi della sinistra al cachemire di Fausto Bertinotti e della senatrice Lidia Menepace di Rifondazione Comunista, che nel 2006 fu proposta come presidente della Commissione Difesa al Senato nonostante fosse una pacifista e, tra le altre cose, contraria ad un simbolo unitario come le Frecce Tricolori.

Se sarà Letta il collante dovrà gioco-forza chiarire come il suo europeismo atlantista potrà convivere con le pulsioni schizofreniche del M5s e con le posizioni anti militariste di Sel.

In fondo alla lunga strada che ci condurrà alle urne del 2023 (sempre che non si voti prima) si staglia il totem delle alleanze: sì, tecnicamente un campo largo che va dalla sinistra, al Pd con i pezzetti di centro (Calenda su tutti) è possibile ma non fattibile per le idee dei singoli opposte. Non è un problema da poco, se rapportato al momento storico, economico e geopolitico in cui ci troviamo.

Cosa accadrebbe ad esempio in un ipotetico governo “campo largo 1” quando bisognerà votare misure che sono agli antipodi delle idee di pezzi della maggioranza? Lo schema Prodi si materializzerebbe in un istante, con la differenza che rispetto a ieri oggi lo spread schizzerebbe alle stelle anche perché in ballo ci sono i miliardi del Pnrr, che sono prestiti e non regali europei.

Ciò non significa che, legittimamente, il leader di una coalizione non possa provare a comporre un quadro di insieme, ma la recente esperienza italiana dovrebbe essere di insegnamento nei confronti di rassemblemant che partono già zoppi in partenza per motivi evidentissimi. Più che rattoppi e scotch, all’Italia serve cemento armato.

@L_Argomento

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