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Internazionale

Armi e supporto all’Ucraina: Lavrov o non Lavrov, l’Italia non cambia strategia

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ribadisce le politiche attive di Palazzo Chigi, che sono allineate alla strategia occidentale, mentre Orban si mette di traverso

LORENZO GUERINI MINISTRO DIFESA, MARICA FANTUZ LEGA, ROBERTA PINOTTI PRESIDENTE COMMISSIONE DIFESA

Termina con una evidenza politica il dibattito tutto interno al Parlamento italiano circa la posizione di Roma nei confronti della guerra in Ucraina. Ci ha pensato il ministro della difesa a ribadire, una volta di più, che l’Italia è schierata con l’alleanza atlantica a favore dell’Ucraina a cui invia armi e mezzi per rintuzzare gli attacchi di Mosca. La precisazione si era resa necessaria dopo lo sciame di polemiche, successive alle ospitate sulle tv italiane di alcuni esponenti del Cremlino, come il ministro degli esteri Sergei Lavrov e vari giornalisti.

L’impegno italiano

“L’impegno italiano continuerà a supportare l’Ucraina nella sua difesa”. Le parole del ministro della Difesa Lorenzo Guerini non lasciano posto a interpretazioni: ovvero mentre nel paese si discute sull’opportunità di essere considerati all’esterno il ventre molle dell’alleanza per via della presenza di megafoni del Cremlino su vari organi di informazione, le politiche attive sono allineate alla strategia occidentale.

Il titolare della Difesa davanti alle commissioni riunite Difesa di Senato e Camera ha detto: “Abbiamo consapevolezza che la dottrina militare russa prevede il possibile uso di ordigni nucleari tattici in caso di stallo operativo”. Reagiscono i Cinque Stelle: secondo Brescia il Governo deve chiarire, mentre Conte chiede un “indirizzo politico” che però è già chiaro ormai da 70 giorni. Roma è con Washington e Londra. L’ex ministro della difesa Roberta Pinotti intanto continua a chiedere uno sforzo per la difesa europea.

Muro ungherese

E’ l’ungherese Viktor Orban a questo punto a mettersi di traverso alla partita delle sanzioni, che definisce una cosa “inaccettabile” per Budapest: “Vogliamo cooperare, non vogliamo conflitti con l’Ue. Se ce ne sarà una che incontra i nostri interessi saremo felici di approvarla, ma c’è una linea rossa nelle sanzioni e finora le sanzioni che abbiamo introdotto hanno causato più problemi all’Europa che alla Russia”. Anche le misure contro il Patriarca Kirill non vengono appoggiate da Orban: “Non supporteremo proposte che includano leader religiosi nella lista delle sanzioni”. E ancora: “Questa è una guerra fra Ucraina e Russia, non è la guerra dell’Ungheria” che non invierà armi.

Via libera Berlino

Berlino invece pare essersi definitivamente convinta ad abbandonare l’ambiguità e le resistenza (interne alla Spd) sull’invio di armi. Verranno consegnati sette Panzerhaubitzen 2000 in Ucraina, come annunciato dal ministro della Difesa Christine Lambrecht (Spd). Inoltre la Repubblica Ceca potrebbe rendersi protagonista di una triangolazione alla voce armi: ovvero consegnare all’Ucraina armi dalle scorte dell’ex Unione Sovietica, come dichiarato dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz giovedì in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro ceco Petr Fiala. A quel punto la Germania potrebbe fornire armi alla Repubblica Ceca e garantire “che l’esercito ceco mantenga la forza necessaria”.

@L_Argomento

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