Le criptovalute sono la madre di tutte le truffe

Le criptovalute sono la madre di tutte le truffe

Bitcoin: soldi, anonimato e pochi controlli, le criptovalute ad alto rischio truffa

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Le criptovalute sono la madre di tutte le truffe
Il giudizio è di quelli che non lascia margini di incertezza. Soprattutto se a pronunciarlo, in audizione al Congresso Usa nel 2018, è l’economista Nouriel Roubini, uno dei pochi ad avere previsto la crisi finanziaria del 2008. All’epoca Bitcoin era reduce dal primo dei suoi cicli boom-crollo (in pochi mesi era arrivato a 20 mila dollari per poi scendere sotto quota 7 mila): in questo 2021 la criptovaluta più importante è arrivata a metà aprile sopra quota 63 mila per poi perdere in tre mesi il 50% del suo valore. Un’altalena che sembra fatta (in tempi di rendimenti zero in banca) per allettare gli investitori privati, incuranti della volatilità e anche della possibilità di essere truffati nella gestione di strumenti – come le criptovalute – che hanno fra i loro punti forti proprio l’anonimato e l’assenza di normative.

Uno scenario fin troppo allettante per chi avesse cattive intenzioni. Negli Usa l’ultimo rapporto della Federal Trade Commission spiegava come le perdite degli investitori privati per truffe legate a criptovalute fossero salite nel quarto trimestre del 2020 e nel primo trimestre del 2021 a quasi 82 milioni di dollari, oltre 10 volte l’importo rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente.Le vittime – negli Usa, ma il discorso è comune – vanno dai piccoli investitori privati ai veterani della finanza ‘ufficiale’.

In teoria, l’anonimato e la presunta inviolabilità della tecnologia blockchain (il registro condiviso e immutabile che registra le transazioni e traccia gli asset) avrebbero dovuto rendere Bitcoin e le altre criptovalute strumenti più ‘sicuri’ di altri. La realtà sta a dimostrare come spesso avvenga il contrario. Un esempio sono le frodi ‘Rug Pulls’, espressione inglese che richiama il levare il tappeto sotto i piedi di qualcuno facendolo cadere. Il meccanismo è esattamente questo: i truffatori si spacciano per sviluppatori di una nuova criptovaluta, raccolgono i fondi degli investitori e quindi scappano via, senza lasciare traccia.

Anche perché con 11.170 criptovalute censite sulla piattaforma Coinmarketcap e quasi 400 piattaforme di compravendita, quello delle criptovalute è un gigantesco labirinto in cui perdersi è la normalità. Per un investitore poco accorto è alto il rischio di investire i propri soldi in un ‘portafoglio’ (Wallet) inesistente o su una piattaforma di trading che da un momento all’altro può chiudere, vendere tutto e svanire nel nulla. Le criptovalute, poi, non sono neanche sfuggite al classico ‘schema Ponzi’: anche qui, viene lanciato un progetto promettendo interessi vertiginosi. La truffa si basa sulla vendita di ”mining schemes” e che prevede anche commissioni agli investitori che riescono a coinvolgere nuove persone interessate.

Le entrate – in teoria legate a transazioni su criptovalute – servono all’inizio per pagare appunto questi interessi e convincere un numero crescente di investitori della validità della ‘promessa’. A un certo punto, quando il fenomeno è cresciuto a sufficienza, si scompare nel nulla: in una delle truffe più eclatanti sulle criptovalute, il caso di BitClub Network, il totale di soldi sottratti i ‘cripto-polli’ di tutto il mondo è stato addirittura di 722 milioni di dollari.

In Italia ad aprile la procura di Firenze ha chiuso le indagini sul fiorentino Francesco Firano, responsabile di un “buco” di circa 120 milioni di euro sulla piattaforma informatica hackerata “Bitgrail”, all’epoca unica piattaforma di exchange presente in Italia, una operazione che avrebbe visto oltre 230mila risparmiatori truffati. Nel 2018, l’uomo aveva denunciato un furto di criptovaluta Nano Xrp che sarebbe stato condotto un bug del protocollo con illecite transazioni. In realtà l’informatico non solo era a conoscenza delle irregolarità ma avrebbe trasferito sul proprio conto personale Bitcoin per circa 1,7 milioni che erano di clienti della piattaforma, per poi cercare di svuotare il conto.

E siccome l’attività fraudolenta sulle criptovalute va di pari passo con la cybersecurity non stupisce che sia Kaspersky, società leader negli antivirus, a stilare un elenco delle truffe più comuni e delle strategie per evitare di cadere vittima di tecno-imbrogli. Kaspersky suggerisce di stare attenti ai siti web falsi (“se nel campo URL non c’è il simbolo del lucchetto, che indica che la connessione è sicura, e l’indirizzo del sito non inizia con “https”, rifletti bene”); alle App mobili false (attenti a errori di ortografia evidenti nella copia , al marchio commerciale se ha colori strani o un logo sbagliato); ad aggiornamenti falsi su Twitter e altri social media (attenti a non seguire account falsi: non fidarsi delle offerte che arrivano dai social, se su queste piattaforme ti viene chiesta anche solo una piccola quantità di criptovaluta, è probabile che non ti verrà mai restituita) ed E-mail truffa (non fare mai clic su un link contenuto in un messaggio che indirizza a un sito).
Le criptovalute sono la madre di tutte le truffe

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