Zingaretti fa il fenomeno mentre al ‘enato’ manca una S

Zingaretti fa il fenomeno mentre al ‘enato’ manca una S

Il fratello dell'attore, sfodera dichiarazioni come se fosse Steve Jobs e il Senato presenta un sito non sicuro

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Zingaretti fa il fenomeno mentre al ‘enato’ manca una S
É storia di questi giorni, il sistema informatico della Regione Lazio ha subito un attacco, violati i database contenenti innumerevoli dati sensibili degli utenti.

Il presidente della Regione Nicola Zingaretti, ha rilasciato dichiarazioni sin dal primo istante, passando dallo sconforto all’agitazione e dall’incertezza alla rassegnazione.

Ieri invece ‘il fratello dell’attore’, ha sfoderato uno dei suoi sorrisi smaglianti, (come quello del famoso aperitivo a Milano) dichiarando: “abbiamo combattuto una guerra e ne siamo usciti vincitori, infatti siamo in possesso del backup dei dati al 30 luglio 2021”.

Bene, ma tutti i nostri dati sono ugualmente in mano a qualcuno, nella migliore delle ipotesi gli abitanti del Lazio riceveranno qualche telefonata in più dagli operatori di telemarketing e probabilmente troveranno dei messaggi nella cartella dello Spam della propria casella di posta.

Sulle altre ipotesi, si potrebbe pensare di tutto e il contrario di tutto, dai servizi segreti stranieri che profilano alcuni milioni di italiani, al famoso ricatto ai vip o ai politici e perchè no, anche alla criminalità organizzata o addirittura al terrorismo internazionale.

Subito dopo la ‘manifesta vulnerabilità’ del sistema informatico, il primo pensiero è andato alla nostra privacy.

Le normative vigenti, sono abbastanza rigide per chi è titolare di un sito web, è obbligatorio avere una policy privacy e dichiarare quali cookie sono presenti e tante altre informazioni sul percorso che faranno i dati degli iscritti.

Ma come possiamo capire se un sito è sicuro?

Quante volte vi è capitato di vedere nella barra degli indirizzi del vostro browser un lucchetto con la scritta ‘sito non sicuro’.

Nella maggior parte dei casi, la sicurezza del sito è legata ai protocolli Http o Https, la principale differenza tra http (l’acronimo di HyperText Transfer Protocol) ed https (la cui s finale sta per Secure) risiede appunto nella maggiore sicurezza che quest’ultima variante di protocollo offre rispetto alla prima. Infatti, se nell’http lo scambio di risorse tra client e server avviene “in chiaro” (ovvero l’informazione che viene diffusa può essere letta da chi decide di intromettersi senza diritto nello scambio dei dati), nell’https la comunicazione è protetta grazie all’impiego di determinati certificati (come quello SSL, acronimo di Secure Socket Layer).

Quindi è abbastanza probabile che un sito con protocollo Http sia più vulnerabile o meno sicuro.

Navigando per il web, abbiamo notato che non tutti i siti si sono premuniti di certificato SSL, vuoi per il costo, o semplicemente perchè i siti in questione sono delle semplici presentazioni.

La cosa che ci ha lasciti perplessi però, è la mancanza di certificati anche per alcuni siti istituzionali, come quello delle Regioni Molise, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
Non è un dramma o una catastrofe, ma il cittadino che entra nel portale ufficiale della regione, quando si trova la scritta ‘Sito non sicuro’, qualche domanda se la pone.

Ciliegina sulla torta è il sito del Senato della repubblica, si proprio il Senato, il luogo dove vengono approvate le leggi, anche quelle riguardanti il ‘famigerato web’.

Ebbene sì, se andate su Http://www.senato.it, trovate il bel lucchetto barrato di rosso e la scritta: “connessione non sicura”.

L’acquisto di un certificato di sicurezza non è oneroso, ma può evitare che visitatori meno avvezzi abbandonino il sito in fretta e furia.
Zingaretti fa il fenomeno mentre al ‘enato’ manca una S

Shortlink: https://bit.ly/37lxHoQ

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