Tensioni Pd-Lega, ministri preoccupati

Tensioni Pd-Lega, ministri preoccupati

La strategia di Letta di attaccare quotidianamente il leader leghista fa fibrillare la maggioranza

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Tensioni Pd-Lega, ministri preoccupati
Enrico Letta è carico. Gli hanno suggerito di condurre ogni giorno un qualche attacco contro Matteo Salvini e lui non si fa pregare. Ma il leader leghista, che ha incontrato Mario Draghi due volte l’ultima settimana, respinge gli affondi e restituisce i fendenti. Preferisce, tornato al Papeete, accusare Giuseppe Conte: vuole terremotare il governo, con Letta a far da “palo”. Conte non ribatte ma Enrico Letta parte lancia in resta, risponde che finora è stata semmai la Lega a mettersi di traverso e che Salvini farebbe bene a non usare un linguaggio degno di certi consiglieri della Lega “dalla pistola facile”.

La tensione è tale che il Pd finisce per disertare la festa della Lega a Milano Marittima. I toni si infiammano. Ripercussioni dirette sulla tenuta della maggioranza ad ora dal governo non ne temono. Ma i ministri della maggioranza composita iniziano a digerire male le dinamiche innescate. Temono che l’ennesimo scontro preannunci mesi turbolenti.

Non hanno dubbi: il percorso delle riforme si fa più accidentato. L’escalation tra Salvini e Letta sembra solo l’antipasto dei mesi che verranno. Il 3 agosto si apre infatti il semestre bianco, nel quale il presidente della Repubblica, giunto alla fine del suo mandato, non potrà sciogliere le Camere.

Ed è proprio per mettere al riparo una riforma delicata come quella della giustizia, che Draghi ha accelerato la travagliata approvazione della Riforma Cartabia e dei provvedimenti più urgenti.

La prossima settimana, prima della pausa agostana, sono in programma inoltre due Consigli dei ministri, uno per il nuovo decreto legge Covid, per intervenire sui trasporti e la ripresa della scuola, e uno per affrontare altri dossier di governo aperti, come la nomina della segreteria tecnica che dovra’ coordinare l’attuazione del Recovery plan, un passaggio importante in vista dell’arrivo dei primi fondi, che dovrebbe essere accompagnato da una circolare ai ministeri per accelerare gli interventi.

Ma a settembre il premier dovra’ chiudere riforme delicate, e per ora rinviate, come quella della concorrenza e del fisco, che insieme alla riforma degli ammortizzatori sociali segnera’ la prossima legge di bilancio.

Ecco perchè l’innalzarsi della temperatura politica desta qualche preoccupazione tra i ministri. Le scene viste in Cdm sulla giustizia, con una trattativa finale lunga nove ore e un continuo alzare la posta da parte di Conte, potrebbero presto ripetersi, a partire dal nuovo decreto Covid, visto che Salvini frena su nuovi pesanti interventi. Il Movimento 5 stelle ora tace.

Nel governo c’e’ chi mostra di gradire poco il gioco di sponda degli alleati di centrosinistra, ma dal Nazareno dicono che mentre “Salvini più volte ha sabotato Draghi”, i Dem lavorano per le riforme. Il leghista attacca – è la tesi – perchè in difficoltà con Giorgetti e Zaia.

Una seduta domenicale della Camera apre intanto una infuocata settimana parlamentare, con anche l’annunciata richiesta di Iv di riportare in Aula il ddl Zan. Ci si mette anche la vicenda Mps, che si incrocia con le elezioni suppletive di ottobre a Siena.

Enrico Letta corre li’ e ha detto che in caso di sconfitta si dimetterà. Anche per questo il centrodestra attacca: circola addirittura l’ipotesi che possa cambiare candidato, per contrapporre a Letta un nome forte. Il segretario Pd rassicura: “Sapevo dei rischi” legati a Mps ma “rifiutare avrebbe voluto dire disertare, in un momento complesso. Ho fiducia in Draghi e nel governo”, aggiunge ai suoi, dicendo no all’ipotesi spezzatino che sarebbe “punitiva verso il territorio”.

Quanto alle polemiche su Padoan, già deputato di Siena e ora presidente Unicredit, commenta: “La sua candidatura è figlia di un’altra storia del Pd, quella terminata nel 2018. E le sue scelte successive sono individuali”.
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