Musei a prova di Green Pass

Musei a prova di Green Pass

l 60 per cento nel mondo sono chiusi ma in Italia la situazione è molto migliore

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Musei a prova di Green Pass
Una situazione drammatica quella dei musei di tutto il mondo, non solo perché molti sono ancora desolatamente a porte chiuse, ma anche perché a causa di questo lungo stop si vanno disperdendo in modo irrecuperabile figure professionali importantissime.

E in Italia si avvicina l’ora del Green Pass nei musei che sarà obbligatorio per l’entrata dal 6 agosto, come del resto per mostre, cinema, teatri e luoghi della cultura al chiuso. E dallo stesso giorno una Certificazione verde Covid 19 (o equivalente) sarà richiesta anche per entrare ai Musei Vaticani, uno dei top five poli museali al mondo. Sono alcuni dei temi caldi inerenti ai “templi” della cultura discussi in uno dei focus tematici del G20 a Palazzo Barberini.

A lanciare l’allarme chiusure è Alberto Garlandini, presidente dell’Icom international Council of Museums: “Dalle nostre ultime indagini internazionali emerge una situazione drammatica: ad oggi oltre il 60% dei musei è ancora chiuso. In Italia la situazione è molto migliore, ma nel mondo è così”. Lorenzo Casini, capo di Gabinetto del ministero della cultura, conferma che in Italia la situazione della aperture dei musei è ritornata ai livelli pre-Covid ma non per quanto riguarda i flussi di visitatori: “Il problema è ancora il numero di persone che riescono ad andare ma piano piano siamo riusciti ad riaprire”.

“L’impatto drammatico nei musei – specifica Garlandini – riguarda le persone, la conservazione dei materiali è stata garantita, la sicurezza nei musei è garantita sia per chi ci lavora sia per chi viene in visita. Il 10% dei musei ha ridotto il proprio personale, ma la cosa peggiore riguarda quelli che nel mondo chiamano “freelance”, quelli che hanno contratti temporanei, consulenti, sono in gran parte giovani, motivati, competenti, entusiasti. Un terzo di loro ha perso il lavoro.

Stiamo correndo il rischio di perdere le persone più qualificate e motivate, non è un problema italiano ma dei musei del mondo”. Per quanto riguarda i giovani e la formazione una bella notizia arriva dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali: “Abbiamo avanzato al G20 una proposta per la costituzione di un network, di una rete che sia accessibile, aperta, flessibile capace di porre in dialogo, connettere fondazioni e istituzioni di formazione e alta formazione nell’ambito del patrimonio culturale nei paesi del G20” dice il presidente Vincenzo Trione.

Tornando alle questioni italiane si avvicina l’ora del Green Pass e il capo di Gabinetto del Mic Casini ammette: “Si va verso la direzione del Green Pass, salvo che non ci siano altre valutazioni la prossima settimana, visto che la situazione è talmente complessa che ogni giorno, direi anzi ogni ora, bisogna comunque tornare a quello che si è deciso”.

Tra i ministri del G20 della cultura intanto c’è stato largo consenso sul fatto che il Green Pass è uno strumento utile per spingere e favorire la vaccinazione, al di là delle discussioni giuridiche sulla possibilità o meno di obbligare alla vaccinazione. “E’ chiaro – dice Casini – che maggiore è l’uso del Green pass, maggiore sarà la spinta alla vaccinazione. Al G20 su questo non sono emersi contrasti. In termini di G20 questo aspetto è più legato al turismo e allo scambio di visitatori rispetto alla cultura“, conclude.

A questo riguardo bisogna segnalare gli assalti sui social di ieri al museo Egizio di Torino che giustamente ricordava ai suoi visitatori la prossima imminente obbligatorietà del Green Pass per entrare.
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