Mara Carfagna: chi sta con Orbán rema contro l’Italia

Mara Carfagna: chi sta con Orbán rema contro l’Italia

Così la ministra del Sud, Mara Carfagna, in una intervista a Il Foglio

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Mara Carfagna: chi sta con Orbán rema contro l’Italia
Con Draghi, non certo con Orbán: “Perché lavorare all’internazionale dei sovranisti mentre l’Italia si fa promotrice di una stagione di maggiore integrazione significa remare contro la collocazione europea dell’Italia”.

Così la ministra del Sud, Mara Carfagna, in una intervista a Il Foglio, mentre a Strasburgo gli europarlamentari leghisti intervengono per difendere il governo ungherese “dai ricatti e dalle minacce dell’Ue”.

“La fusione tra forze politiche italiane che appartengono a famiglie europee diverse non è fattibile” ribadisce. “Berlusconi del resto vuole un partito unico. Salvini una federazione. La Meloni né l’uno né l’altra.

La semplificazione del quadro politico è una grande intuizione del nostro presidente di FI, ma il bipartitismo in Italia non è praticabile”. “Avevo chiesto a Salvini, giorni fa, di impegnarsi per aderire al Ppe, se voleva dare credibilità al suo progetto di federazione. Lui, poche ore dopo, ha firmato la Carta dei Valori con Orbán”, “francamente mi sembra un testo assurdo, con tratti catastrofisti e ammiccamenti al complottismo mondialista.

In sostanza i firmatari del documento chiedono che s’interrompa qualsiasi processo di integrazione europea, vista come una sorta di macchinazione finalizzata a sopprimere le identità dei popoli. Il tutto, proprio mentre l’Ue cambia prospettiva, passando dai valori del rigore a quelli della solidarietà, e proprio mentre l’Italia è impegnata a stimolare un maggiore coordinamento sui temi fiscali e sul dumping salariale, oltreché sulla gestione dei migranti.

Quella carta invece torna all’esaltazione dell’isolazionismo, dell’ognun per sé, salvo poi concepire l’Ue come un bancomat da cui pretendere i fondi europei del Recovery. Insomma, è un testo inconciliabile coi valori popolari ed europeisti di FI, e che soprattutto danneggia il nostro paese. A meno che quest’atto non vada visto come una semplice trovata propagandistica”.

Carlo Calenda invita Enrico Letta ad abbandonare Grillo e Conte e guardare alla Carfagna; Matteo Renzi dice che è un bene che a gestire i fondi del mezzogiorno ci sia lei e non più Peppe Provenzano. Lusingata? “Renzi e Calenda esprimono il loro libero pensiero, e ne prendo atto. Peraltro il leader di Italia viva si è volutamente scelto un ruolo da irregolare, rispetto ai due schieramenti contrapposti, e mi pare che molto spesso dia voce a dei malumori che sono molto più diffusi di quanto non si pensi anche nel mondo del Pd.

Quanto al corteggiamento, queste mi sembrano più che altro semplificazioni giornalistiche. E del resto mi pare che nei retroscena Renzi sarebbe già passato dal corteggiare me all’intendersela con Salvini in vista dell’elezione al Quirinale”.

Poi sul ddl Zan: “Questa intransigenza del Pd mi preoccupa, perché temo che porterà all’affossamento di una legge che tanti elettori, anche di centrodestra, attendono da anni” e “se anche una persona come Stefano Fassina suggerisce la necessità di alcune correzioni sulla questione dell’identità di genere, forse c’è qualcosa che va oltre il sabotaggio di pochi.

A me pare che, anche qui, si preferisca piantare delle bandierine: ricercare il conflitto anziché il dialogo, che su certi temi è fondamentale. Quella del Pd è mancanza di realismo. Spero davvero in un sussulto di dignità del Parlamento, che porti a una mediazione sul ddl”.
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