Migranti: Draghi soddisfatto, no muri con fondi Ue

Migranti: Draghi soddisfatto, no muri con fondi Ue

La riconoscenza e il tributo alla cancelliera tedesca è unanime

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Scherza sugli effetti ‘positivi’ della Brexit, Mario Draghi, quando – al termine di un Consiglio europeo meno “di transizione” di quanto immaginato – si prepara alla prima conferenza stampa nella nuova sala riservata alla delegazione italiana, al primo piano (quella di prima era al seminterrato) al fianco di Francia e Germania, che un tempo – per l’appunto – era assegnata al Regno Unito.

Il premier ha l’aria di chi ha dovuto ‘battagliare’ e non poco. Al tavolo dei leader, i momenti di sintonia totale sono, in realtà, solo quelli riservati al saluto ad Angela Merkel, giunta al suo 107esimo (e ultimo) di 214 summit Ue.

La riconoscenza e il tributo alla cancelliera tedesca è unanime. Meno, però, lo sono le posizioni sui principali dossier sul tavolo.Il dibattito sull’immigrazione, chiesto da Roma, va avanti per oltre cinque ore. La bozza viene limata, per non dire riscritta, più volte.

Alla fine, il premier italiano si dice “molto soddisfatto”. Dopo il braccio di ferro, della richiesta avanzata a inizio ottobre da dodici Paesi (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca) sulla possibilità di avere dei fondi europei per costruire muri anti-migranti alla frontiera non c’è traccia.

“Ha avuto un’evoluzione nel corso della discussione – spiega Draghi – A forza di cambiamenti la frase si è girata in modo completamente diverso. Per una strana eterogenesi dei fini quello che doveva essere un paragrafo su un possibile finanziamento dei muri non contiene di fatto questa possibilità e si è aperta – è la sottolineatura – uno spiraglio sulla discussione sul patto di asilo che era chiusa da un anno”.

L’ex leader Bce esulta anche per essere riuscito a inserire nel testo finale delle conclusioni del summit Ue anche il principio di equilibrio tra responsabilità e solidarietà, senza puntare esclusivamente ai cosiddetti ‘movimenti secondari’, ovvero gli spostamenti dei migranti verso paesi Ue diversi da quelli di arrivo. Non solo. Nonostante “forti” e di “tanti paesi” fossero le pressioni per intervenire sugli accordi di Schengen, alla fine, assicura Draghi “l’abbiamo spuntata”.

Nessuna modifica alla libera circolazione dei cittadini nell’Ue viene messa nero su bianco nelle conclusioni.Anche sul fronte dell’energia le conclusioni vengono dibattute a più riprese. “Siamo stati espliciti -mette in chiaro Draghi – bisogna cominciare a preparare da subito l’ipotesi per uno stoccaggio integrato per quanto riguarda le scorte strategiche e fare un inventario delle varie riserve disponibili nei Paesi per proteggere in egual misura i Paesi Ue”.Il premier è convinto della necessità di perseguire l’obiettivo di “un’autonomia” energetica europea.

L’orizzonte resta sempre quello delle rinnovabili, ma la transizione sarà lunga – è il ragionamento -, alcuni Paesi continueranno ad utilizzare il gas mentre altri premono perché anche il nucleare venga considerato una fonte non inquinante. Materia “divisiva” tra i Capi di Stato e di Governo europei sottolinea l’inquilino di palazzo Chigi, cauto perché consapevole che anche la coalizione che lo sostiene, a Roma, ha posizione assai distante in materia.

Ne approfitta subito, infatti, Matteo Salvini che si dice pronto a presentare una proposta di legge per “superare il No al nucleare pulito e sicuro di ultima generazione”. La replica del M5S è netta e non si fa attendere: “Non esiste alcuna possibilità che l’Italia apra alla produzione di energia nucleare e a nostro avviso neanche in Europa c’è margine lasciare spazio a questa fonte energetica impattante, costosa, pericolosa e per giunta antistorica”, tagliano corto i pentastellati.C’è poi il dossier Polonia. Per Draghi “non ci sono alternative, le regole sono chiare.

E’ stato messo in discussione un Trattato, non una legge ordinaria, la base dell’Ue”, sottolinea. Giusto andare avanti, quindi, come sta facendo la commissione, con “estrema chiarezza sui principi dell’Unione e disponibilità al dialogo”. Il presidente del Consiglio rassicura poi sulle posizioni ‘sovraniste’ della Lega, dopo la videochiamata tra il leader del Carroccio e Marine Le Pen, che oggi a Bruxelles ha incontrato il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. In Europa “nessuno ha dei dubbi che questo governo non sia europeista – taglia corto – Lo dissi in Parlamento all’insediamento: chi farà parte di questo Governo dovrà rispettare il diritto dell’Unione e considerare l’euro un grande successo. Dobbiamo cercare di riparare alle debolezze di questa costruzione, non distruggerla e credo – l’auspicio – che nessuno lo voglia fare”.