Attacco hacker a Siae, richiesti 500mila euro per restituire dati rubati

Attacco hacker a Siae, richiesti 500mila euro per restituire dati rubati

I rapinatori informatici hanno inoltre caricato gratuitamente sul dark web una parte dei dati rubati alla Siae

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Cinquecentomila dollari per restituire tutti i dati dei clienti della Siae, trafugati in seguito all’attacco informatico in forma ‘ransomware’ al portale della Società Italiani degli Autori ed Editori dello scorso 20 ottobre.

È il riscatto richiesto dal gruppo hacker ‘Everest ransom’ alla stessa Siae per riavere indietro il materiale rubato, che ammonterebbe a oltre 60gb di dati esfiltrati. Ma poichè, come anche dichiarato nelle ore successive all’attacco dal suo presidente Mogol, “la Siae non ha concluso un accordo”, gli hacker si sono rivolti anche agli agenti delle singole celebrità implicate, invitati a contrattare singole vendite in privato. Si tratta di “documenti finanziari e altri documenti molto importanti.Un numero enorme di passaporti, patenti di guida, documenti di pagamento, conti bancari, carte di credito e altri dati utente”, ha spiegato in un messaggio sul web il collettivo di hacker.

I rapinatori informatici hanno inoltre caricato gratuitamente sul dark web una parte dei dati rubati alla Siae. Dalla loro pagina è infatti possibile ricevere un link, con annessa password, per scaricare poco meno di 2 giga di documenti, che ‘Everest ransom’ dichiara essere una parte dei dati rubati. Procedono intanto i lavori della Polizia postale, coordinate dalla Procura di Roma che indaga sul reato ipotizzato di estorsione.

A supportare gli inquirenti italiani ci sarà anche personale dell’Europol, dato che secondo le prime indiscrezioni l’attacco sarebbe partito da un indirizzo Ip russo. Il furto informatico al portale della Siae, ad ogni modo, pare essere stato preceduto nei giorni precedenti da alcuni tentativi di accedere ai dati dei singoli artisti.

Tra le vittime anche Al Bano. “Sono stato ricattato dieci giorni fa via e-mail da qualcuno che mi chiedeva gli estremi della carta, perché c’erano stati dei problemi con i miei dati Siae”, ha dichiarato il cantante pugliese a LaPresse, spiegando però di non aver risposto alla richiesta: “Non sono caduto nel tranello, e ho fatto bene a non cedere al ricatto: con me non la scampano”.