M5S: Conte nomina vicepresidenti, Taverna, Todde, Turco, Ricciardi e Gubitosa

M5S: Conte nomina vicepresidenti, Taverna, Todde, Turco, Ricciardi e Gubitosa

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Una mossa che spiazza i parlamentari più delusi. Giuseppe Conte si presenta alla congiunta post-amministrative con deputati e senatori con la lista dei vicepresidenti del Movimento 5 Stelle fresca di stampa, da annunciare in una diretta streaming che, però, salta nei momenti cruciali, ma non stravolge i piani del leader.

Cinque nomi, scelti non con il classico ‘Cencelli’ ma pescando nel bacino dei suoi fedelissimi: Paola Taverna, Riccardo Ricciardi, Alessandra Todde, Michele Gubitosa e Mario Turco.

Non ci sono altri nomi pesanti come quelli di Vito Crimi, Chiara Appendino, Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina, ma nel caso dell’ex Guardasigilli l’idea resta quella di candidarlo alla guida dei deputati quando scadrà il mandato di Davide Crippa e del Direttivo di Montecitorio. Nota dolente, perché lo stesso Conte ammette di aver chiesto un passo indietro (che non ha ottenuto), che arriverà solo a dicembre, in anticipo rispetto alla scadenza di gennaio, ma comunque ben lontano dalla richiesta che il leader aveva fatto: di uniformare le votazioni di Camera e Senato, dove Ettore Licheri esaurirà l’incarico a novembre, per “non interferire con il processo di elezione del capo dello Stato”.

Conte rispetta anche l’ordine del giorno della riunione: analisi del voto alle amministrative. E non si sottrae: “Non possiamo assolverci”, ma “umilmente incassare”. Perché “a Roma e Torino siamo stati spettatori, nonostante l’impegno di Raggi e Appendino”, una “delusione che non possiamo compensare” con i risultati di Napoli.

L’ex ‘avvocato del popolo’, però, punta il dito contro chi ha fatto filtrare il malumore nel gruppo, con un j’accuse duro: “Nei territori abbiamo raccolto cifre che dovrebbero indurci al silenzio, all’autocritica. Invece vedo trasparire manifestazioni di insofferenza, anche spinte individualistiche. Vedo che qualcuno ancora si balocca, facendo filtrare alle agenzie di stampa e i giornali qualche distorta informazione, illudendosi che questo sia il modo più giusto, e forse più astuto, per fare politica.

Ma noi siamo il Movimento, non abbiamo bisogno di scimmiottare i modi della vecchia politica”.Le sue parole, però, non fanno altro che acuire i malumori di una fetta importante delle truppe. Deluse anche dalla scelta della squadra dei vicepresidenti.

Molti si alzano e lasciano l’assemblea, ma non si tratta di un vero e proprio gesto di protesta, perché in realtà tanti hanno voli e treni già prenotati. Il colpo d’occhio, comunque, fa effetto.

Ma c’è anche chi resta e prende la parola, come Vincenzo Spadafora, che ripercorre in modo critico l’analisi del voto alle comunali. In particolare a Napoli, dove ricorda che il M5S correva in coalizione con altri due partiti, dunque non si può parlare di vittoria piena.

Così come sottolinea che la leadership di Conte non ha ancora portato quel riscontro nelle urne che in molti, invece, profetizzavano. Ma tra i dubbi sollevati dall’ex ministro c’è anche quello sul futuro della legislatura, e infatti chiede a bruciapelo: dicci se davvero vuoi portarci al voto anticipato nel 2022.Nel mondo pentastellato, dunque, si confermano i dubbi sul nuovo corso, proprio mentre la clessidra mangia i secondi che separano il Movimento dalle sfide cruciali di questa fase politica: la legge di Bilancio ma soprattutto la scelta del nuovo capo dello Stato.

Conte ha poco più di due mesi per provare a controllare il gruppo, anche se la strada è decisamente in salita. E nessuno se la sente di fare pronostici su come questa partita andrà a finire.

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