Smart working: c’è chi si dimette pur di non tornare in ufficio

Smart working: c’è chi si dimette pur di non tornare in ufficio

Amazon ha fatto scuola, consentendo di continuare a lavorare da casa

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Smart working: c’è chi si dimette pur di non tornare in ufficio
Il D-Day nel mondo del lavoro italiano è stato venerdì 15 ottobre. La giornata ha segnato il ritorno di rientro della Pubblica Amministrazione in presenza mesi di smart working e insieme dell’obbligo di green pass sul posto di lavoro. Ma il vero banco di prova sarà la prossima settimana, quando entrambe le misure entreranno nel vivo, incontrando la piena operatività di aziende e lavoratori.

Per la Pa si torna, quindi, al regime di ‘normalità’ pre-pandemico. Il titolare del dicastero Renato Brunetta era stato categorico: “Bisogna tornare a lavorare in presenza”. Ma la sua posizione aveva incontrato la resistenza di un’ampia platea di interessati, guidati dai sindacati che sostengono che da casa i lavoratori siano più produttivi.

Di questo e altri nodi relativi al lavoro da remoto Brunetta discuterà coi sindacati il prossimo 22 ottobre. Intanto il dibattito resta acceso, e c’è chi è convinto che dal massiccio ricorso al lavoro da remoto durante la pandemia difficilmente si tornerà indietro. Lo scorso anno lo smart working ha coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% delle Pa italiane e il 58% delle Pmi, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili, circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019.

A settembre 2020, tra rientri consigliati e obbligatori, gli smart worker sono scesi a 5,06 milioni.

Le grandi aziende private sono divise tra chi sostiene la necessità di un rientro in presenza al 100%, chi al contrario appoggia lo smart working e chi, infine, appoggia un modello ibrido.

Alcune grandi si sono sono organizzate per mantenere attivo il lavoro da remoto. Amazon ha fatto scuola, consentendo di continuare a lavorare da casa a tempo indeterminato, purché i dipendenti possano recarsi in ufficio quando necessario e richiesto con un giorno di anticipo.Tra le altre big tech, anche Microsoft ha deciso di rinviare a tempo indeterminato la riapertura dei suoi uffici.

Google ha rimandato a gennaio 2022 il ritorno alla scrivania dei suoi dipendenti, consentendo al 20% del suo personale di lavorare in remoto su base permanente e passare a un modello ibrido per gli altri. Anche Facebook, Apple e Airbnb non prevedono rientri per il prossimo anno, mentre Twitter e LinkedIn lasceranno la scelta ai singoli, permettendo loro di lavorare da qualsiasi posto.

E le grandi aziende italiane? Per la maggior parte la scelta vincente è quella di una modalità ibrida casa-ufficio. Proprio a partire dal 15 ottobre il personale del gruppo Italgas, ad esempio, programmerà il rientro per almeno due giorni alla settimana in sede, secondo una logica organizzativa volta a rispettare il distanziamento e le norme di salute e sicurezza previste. Anche Snam sta favorendo un progressivo rientro delle proprie persone in ufficio, bilanciando presenza fisica e ricorso allo smart-working, quale strumento di flessibilità, con l’obiettivo di favorire una nuova modalità ibrida.

Percorso simile per illycaffè che ha intrapreso un progressivo piano di rientro su base volontaria che prevede la presenza di un massimo di 25% dei dipendenti negli uffici.

L’obiettivo dell’azienda in questa fase è quello di garantire le presenze delle persone che devono operare all’interno degli uffici e, contemporaneamente, di sostenere e stimolare il senso di appartenenza fisico alla comunità aziendale.

Al termine della fase di emergenza verrà adottato un piano costruito sulla nuova normalità che includerà il meglio dello smart working e del lavoro in presenza.Ferrero ha invece attivato lo smart working già nel 2017, tramite accordo sindacale, implementato a pieno organico compatibile nel 18/19, con un giorno a settimana. Per quanto riguarda l’emergenza sanitaria si è proceduto con una semplice estensione di una modalità già strutturata.

Oggi il gruppo è ancora al 50% del tempo in modalità smart, una settimana si è una no, strutturato così principalmente per mantenere i distanziamenti suggeriti nelle aree di lavoro. Poche, invece, le aziende che in Italia hanno optato per una modalità 100% da remoto, come Subito e Infojobs. Non tutti i lavoratori potrebbero però essere pronti a tornare in ufficio.

Anche in Italia sta aumentando il numero delle dimissioni volontarie: persone che, una volta rientrate dallo smart working, non vogliono più saperne di ritmi pre-pandemia, ufficio e magari pendolarismo. Così si è diffuso un nuovo fenomeno di dimissioni di massa, detto ‘Great Resignation’ (grande dimissione ndr) da Anthony Klotz, professore di Management alla Mays Business School del Texas.

Secondo un’analisi di Microsoft, addirittura il 40% della forza lavoro globale starebbe pensando di dimettersi entro l’anno. Insomma, una forma di lavoro ‘ibrido’ casa-ufficio potrebbe essere la soluzione ideale per superare il ‘trauma’ da rientro e rimettere in moto il mondo del lavoro post lockdown.
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