La destra No Vax e No Green Pass è inguardabile

La destra No Vax e No Green Pass è inguardabile

Il tema è divisivo, tra le forze politiche c'è confusione e disinformazione

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La destra No Vax e No Green Pass è inguardabile
A Roma semplicemente direbbero: “nun se po’ vede”. Gli elettori sempre più numerosi di Giorgia Meloni e Matteo Salvini secondo tutti i sondaggi proprio non hanno capito questa campagna ideologica contro il green pass che strizza abbondantemente un occhio se non due alla galassia “no vax”. E anche se in politica – come nella fisica – gli spazi vuoti tendono a venire occupati, questo ammiccare alla parte peggiore e tutto sommato perdente dell’ex elettorato grillino sta creando sconcerto. Anche perché ormai tutti sanno che questi investimenti a breve termine sulle fake news come propellente e scorciatoia per il consenso lasciano il tempo che trovano: esattamente come i junk bond nelle borse americane ed europee un giorno vai su e l’altro precipiti. Per di più la nemesi è una dea che tende a colpire tutti, non solo i Cinque stelle. Per cui chi di populismo ferisce poi dello stesso fenomeno perisce.

E la pochezza umanadi una siffatta classe politica – in questo caso di destra – fa presagire che razza di problemi stiano dietro l’angolo con un’imminente elezione al Quirinale e con una vittoria politica alle elezioni del 2023 – o anche a quelle eventualmente anticipate – data per scontata.

Se Silvio Berlusconi era stato definito “unfit to rule Italy” (non adatto a governare l’Italia), Salvini e Meloni come verranno accolti dall’opinione pubblica mondiale?
Bene che vada come dei Trump in sedicesimo, tristi emuli di scelte illiberali dal punto di vista ideologico ( ad esempio proibizionismo sulle droghe leggere e sui diritti civili dei diversi e sugli orientamenti sessuali il tutto condito con tanta xenofobia mascherata) di una fase non del tutto brillante della storia di Oltreoceano. In pratica Meloni e Salvini avranno nel medio periodo governativo tutti contro: dentro e fuori dall’Italia.

Un esercito di persone con il fucile puntato e il dito sul grilletto pronte a fare fuoco a ogni caduta di stile politica o esistenziale. E dati i personaggi la cosa rischia di diventare un tiro al piccione.

Un antidoto a tutto questo – a dire il vero – Salvini, forse per una volta ben consigliato dai suoi oppositori interni, l’aveva trovato: aiutare il Partito radicale nella ormai trionfale raccolta firme per i sei referendum sulla giustizia giusta. Una scelta per una volta liberale e garantista, possibilmente erga omnes e non solo verso gli indagati o gli imputati della propria fazione politica.

Ma “the call of the wild”, il richiamo della foresta, per lo stesso Salvini è quasi comicamente insopprimibile: ogni qual volta l’errore di un magistrato nel giudicare un possibile maschio femminicida sembra smentire gli assunti sull’assurdità della custodia cautelare all’italiana – materia regolata da uno dei sei referendum – ecco ripartire la macchina della propaganda salviniana, “la bestia”, che come se niente fosse ritorna a chiedere più galera per tutti. Una macchina che non vuole saperne di lasciare il passo a una vera politica di centro destra moderata che avvicini l’Italia al modello Merkel invece che a quello Orban. Così facendo ovviamente “non se ne esce”, come si dice oggi con il linguaggio giovanilistico che ci ossessiona di parole come “resilienza” o di espressioni come “ci sta”.

E a lungo andare, tra promesse rivoluzionarie e proclami forcaioli temperati con la prassi del “tengo famiglia” comune a tutti i partiti della seconda repubblica, anche i trumpiani fuori tempo massimo di casa nostra finiranno per stufare tutti, a cominciare dall’elettorato di riferimento.

L’effetto del “marziano di Flaiano”, anche per questa destra rampante nei sondaggi ma incerta e deludente nelle scelte pragmatiche di governo e assolutamente recalcitrante nei confronti di un orientamento liberale della società, non si farà attendere. “In hoc signo non vinces”.
La destra No Vax e No Green Pass è inguardabile

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