Draghi invoca disciplina e tira dritto: ‘Governo va avanti’

Draghi invoca disciplina e tira dritto: ‘Governo va avanti’

L'obiettivo resta quello di mettere in campo tutte le condizioni per rendere possibile la ripresa

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Draghi invoca disciplina e tira dritto: ‘Governo va avanti’
Il 
Governo “va avanti”. “Non vedo la fine”. Mario Draghi non intende rallentare la tabella di marcia. L’obiettivo resta quello di mettere in campo tutte le condizioni per rendere possibile la ripresa e le fibrillazioni interne alla maggioranza non possono (e non devono) condizionarne il raggiungimento. L’ultimo scossone è arrivato mercoledì in commissione Affari sociali alla Camera, dove la Lega ha votato insieme a FdI e agli ex M5S per la soppressione del certificato lasciapassare. 

La risposta del premier non si fa attendere. A Matteo Salvini che chiede una cabina di regia con i leader e i capidelegazione su ripartenza, riforme e migranti, il premier risponde chiaro: “La cabina di regia ci sarà. Dobbiamo decidere con il ministro Speranza (che il presidente del Consiglio, ancora una volta, mette al riparo da attacchi) l’estensione del green pass. A chi e quanto velocemente – scandisce – non se”.

Quanto al chiarimento politico chiesto a gran voce da Enrico Letta, poi, lascia intendere Draghi, non è certo a palazzo Chigi che tocca. Spetta “alle forze politiche”, dice, definendo “auspicabile” una maggiore “convergenza e una stagione di disciplina”, ma allontanando la tempesta: “Il governo va molto d’accordo e il Parlamento e ha fatto un lavoro straordinario. Non vedo nessun disastro all’orizzonte e non mi preoccupo per il mio futuro”. Il riferimento in questo caso è al dibattito “offensivo” circa una sua candidatura per la successione di Sergio Mattarella al Quirinale. 

I malumori, però, non mancano e in questo caso investono soprattutto la componente leghista. Dal Carroccio snocciolano i dati:  più di 38 milioni di italiani che “hanno già liberamente” scelto e completato il ciclo vaccinale, oltre il 70% della popolazione sopra i 12 anni, a cui si aggiungono 5 milioni di cittadini guariti. Ecco perché, viene fatto filtrare, il partito di Salvini “era e rimane contro obblighi, multe e discriminazioni” e insiste sulla possibilità che sia lo Stato a garantire “tamponi gratuiti, salivari e rapidi, per tutti coloro che ne abbiano necessità”. La partita, insomma, andrà avanti. Draghi ne è consapevole e dimostra spiccata sensibilità politica quando a chi gli chiede se la linea della Lega sia quella del governista Giancarlo Giorgetti o quella di Claudio Borghi, protagonista della rappresaglia no Green pass in commissione. “Io cerco di non fare distinzione nei partiti perché ognuno ha 5-6 anime, e allora bisognerebbe sentirle tutte… Talvolta è capitato e le assicuro che non è piacevole. Il capo della Lega è Salvini e basta”, taglia corto, mettendo bene in chiaro il differente ruolo che svolgono Governo e Parlamento.

C’è poi il dossier migranti a fotografare la distanza attuale tra il leader della Lega e il premier.  “La ministra Lamorgese a mio parere lavora molto bene, ma poi non ho visto nessuno che abbia la bacchetta magica”, dice Draghi, che pure apre a un incontro tra la titolare del Viminale e il suo predecessore: “Dovrebbe essere un chiarimento necessario – taglia corto – Magari non in televisione o in streaming…”. Con l’alleato in difficoltà affondano il colpo Enrico Letta e Matteo Renzi. “

Nella maggioranza di governo chi è contro il Green pass è contro la libertà e contro la sicurezza ed ecco perché noi chiediamo alla Lega un chiarimento. Non si può stare con le parole di Draghi oggi e allo stesso tempo votare contro il Green pass in Parlamento. Le due cose sono incompatibili”, insiste il segretario del Pd. “Penso che la Lega abbia sbagliato clamorosamente. Salvini per non perdere due voti ne perde 2mila”, attacca il leader Iv. E se dem e renziani (insieme a FI) plaudono all’apertura all’obbligo vaccinale, resta in silenzio il M5S. Giuseppe Conte e i ministri pentastellati si sono più volte espressi a sostegno della campagna di vaccinazione (che è costata anche diverse minacce di morte a Luigi Di Maio), ma pensare a una imposizione per legge potrebbe mettere in crisi elettori e, per l’appunto, anime 5S.
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