Capannone di Cormano, sospetti fondi neri per la Lega

Capannone di Cormano, sospetti fondi neri per la Lega

La Lega è stata raggirata o ha difeso il comportamento scorretto dei commercialisti?

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Capannone di Cormano, sospetti fondi neri per la Lega
I contabili della Lega alla Camera e al Senato, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba hanno messo in atto “un modello davvero deteriore” di comportamento perché la loro attività di origine politica è risultata soprattutto finalizzata ad ottenere arricchimenti personali”.

A scriverlo, nelle oltre 100 pagine di sentenza, è il gup Guido Salvini che li ha condannati rispettivamente a 5 anni e 4 anni e 4 mesi per la compravendita del capannone di Cormano, nel Milanese, acquistato da un fallimento dalla Lombardia Film Commission e pagato 80mila euro di fondi pubblici.

Peculato e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente sono le accuse a carico dei due commercialisti, compagni di studi e per un periodo anche soci di studio dell’attaule tesoriere del Carroccio Giulio Centemero e diventati i suoi più fidati collaboratori. “Insediarsi in un Ente regionale e sfruttare tale posizione (anche) per dirottare su se stessi denaro pubblico  – fa notare il gup Salvini – è un pessimo esempio perché aggiunge sfiducia e rifiuto da parte dei cittadini nei confronti delle amministrazioni territoriali e nella attività politica in genere”.

Tra gli aspetti che hanno portato il giudice Salvini a condannare i due commercialisti a pene più severe rispetto a quelle chieste dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi ci sono anche considerazioni sulla portata del raggiro che avevano messo in atto. Il loro non è stato “un peculato piccolo piccolo come quello dell’impiegato comunale o del dipendente delle Poste che si appropria di beni”. Quello che hanno messo in atto, invece, “anche al di là dell’ingente profitto personale ottenuto dagli imputati” è stato un “piano costruito nel tempo” e “che si è avvalso per la sua realizzazione delle competenze da un lato di Di Rubba”, che all’epoca era presidente di Lombardia Film Commission, “e Manzoni inseriti ad alto livello in enti pubblici e d’altro lato di Scillieri, commercialista esperto e di successo”.

Proprio Scillieri, che ha patteggiato, aveva trovato l’immobile a Cormano: si trattava di un bene che faceva parte di un fallimento, il cui valore, come ha raccontato lo stesso professionista davanti ai pm, “era zero”. Il capannone, infatti, “rischiava di rimanere invenduto e di deteriorarsi per un tempo indefinito, gravato in più dal debito erariale, e solo la decisione degli imputati, nei loro diversi ruoli, di acquistarlo” ha “attribuito in concreto ad esso il valore di 800.000 euro, il valore dato ad un bene che altrimenti poteva non valere nulla”.

L’operazione è stata messa a segno grazie all’immobiliare Andromeda, sempre riconducibile a Scilleri. E dopo che Lombardia Film Commission ha versato la somma desiderata, i commercialisti della Lega e l’imprenditore bergamasco coinvolto nella ristrutturazione, Francesco Barachetti (a processo con il rito ordinario), hanno dirottato la somma verso i loro conti correnti, fondi fiduciari in Svizzera.

Si trattava di “prassi” a cui la Lega non era nuova, per il commercialista Scillieri, che secondo lui erano “condivise e collaudate” anche da Di Rubba e Manzoni. Il sospetto degli inquirenti è che parte di quei fondi siano anche diventati fondi neri per la Lega, seguendo percorsi analoghi ai 49 milioni di euro “spariti” dai conti del Carroccio, sui quali sta indagando la Procura di Genova nell’ambito di un indagine che corre in parallelo con quella milanese. A pesare sulle valutazioni del giudice, anche la condotta in aula dei due professionisti.

“Sul piano del comportamento processuale i due imputati hanno di fatto rifiutato di confrontarsi con gli elementi portati dall’accusa e con la complessiva ricostruzione dei fatti non rinunciando, nelle poche dichiarazioni rese, anche a ‘depistaggi’ – conclude il giudice – come la mediazione, inesistente, per l’acquisto del terreno di Onore, finalizzati a mascherare il denaro pubblico ricevuto”.
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