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Antiamericanismo e antisemitismo: il 25 aprile che non volevamo

Fonte: Foto ADNKRONOS

Dopo i due anni condizionati dal Covid, sono tornate in tutta Italia le manifestazioni per il 25 Aprile. Ma, ovunque, abbiamo assistito a contestazioni verbali e azioni di rappresaglia che hanno offuscato la giornata e rinvigorito ancor di più i contrasti all’interno della galassia di sinistra. Da Milano a Torino, fino a Roma, striscioni contro la Nato, accuse al PD e danneggiamenti di sedi associative.

Prima del 25 aprile

Come più volte ricordato ed analizzato, gli scontri sul 25 aprile iniziano ben prima di ieri. E sono state le parole del Presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo a farla da padrone. Con le sue dichiarazioni contro la Nato e la sottolineatura della necessaria neutralità fra Russia e Ucraina, aspirando alla pace, ha più volte scatenato attrito tra i componenti dell’associazione e le forze politiche della sinistra, in primis il PD di Enrico Letta. Sebbene ieri, a Milano, abbia cambiato (forse tardivamente) tono e contenuti esternando “condanna senza se e senza ma dell’invasione da parte dell’esercito di Putin ed il riconoscimento della legittima resistenza ucraina”. E a proposito di quanto successo in piazza a Milano, lo stesso Pagliarulo ha provato a disinnescare le polemiche: “E’ un grave errore perché queste cose il 25 aprile non servono mai. Anche quando ci sono posizioni diverse bisogna evitare che su singoli fatti si perda la bussola di una posizione unitaria”. Tuttavia le sue dichiarazioni precedenti hanno avuto un peso sulle manifestazioni.

Le contestazioni alla Brigata Ebraica e al PD

A Milano, esplodono i casi di contestazione più forte. La Brigata Ebraica viene presa di mira, come sempre da anni, dai gruppi estremisti che si schierano a fianco dell’Intifada palestinese e sembrano fare l’eco a dichiarazioni politiche come quelle espresse dal senatore grillino Elio Lannutti. Eppure, molti furono gli ebrei che tornarono in Europa e aiutarono nella guerra di liberazione, come rimarcato anche ieri dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, in ampio spirito di unità.

I rappresentanti del PD ed il suo segretario Enrico Letta hanno avuto bisogno di un cordone di protezione, quando alcuni militanti dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) ne hanno contestato la presenza (“Letta servo della Nato” recitava uno striscione) al grido di “Non un solo uomo, né soldi per la guerra fuori la Nato dalla nostra terra. Fuori il Pd dal 25 Aprile. Fuori la Nato dal corteo”. Letta ha difeso il proprio operato e il proprio atlantismo dichiarando “Questo corteo è casa nostra, la Costituzione è casa nostra, l’antifascismo è casa nostra. E anche la solidarietà al popolo ucraino è casa nostra”.

Dissociazioni: a sinistra un tutto contro tutti

L’inizio della guerra in Ucraina ha aggiunto un’ulteriore variabile alla confusione di posizioni e orientamenti nella galassia di centrosinistra.

Il Presidente Sergio Mattarella, ricordando come aveva già fatto Liliana Segre, le prime parole di Bella Ciao, ha cercato di mettere un punto massimo di cesura alle polemiche che avevano avvolto la festa della liberazione. Da Milano, lo stesso sindaco Beppe Sala ha chiesto di porre fine alle ambiguità dialettiche e concettuali, dichiarando: “Non si può essere ambigui fino al punto di non scegliere tra un candidato che non rinnega il fascismo come in Francia o chi si è fatto finanziare dall’autocrazia russa”, con chiaro riferimento al leader del M5S Giuseppe Conte, che non poco ha imbarazzato gli alleati del PD, salvo successivamente congratularsi con Macron ed esprimere soddisfazione per la mancata vittoria della destra xenofoba.

Gruppi antagonisti, sinistra extraparlamentare, fomentatori della piazza, vero è che non sono mai mancati, tuttavia e paradossalmente quest’anno più che in precedenza, sembrano aver trovato una leva politica più forte, per dare forma e sostanza alla loro presenza. A Torino è stata danneggiata la sede dell’associazione radicale Aglietta e dai rappresentanti politici (+Europa e Radicali) arriva la stigmatizzazione dell’atto: “la sede è anche stata vandalizzata da chi si definisce orgogliosamente antifascista, ma che, i metodi fascisti di ritorsione contro chi la pensa diversamente, non ha alcun problema a utilizzarli”. E a Roma, sono comparsi striscioni Anti Nato e anti USA, che il Presidente provinciale dell’Anpi Fabrizio De Sanctis ha definito “inopportuni”, mentre parallelamente Azione di Carlo Calenda aveva organizzato una contromanifestazione con altre associazioni partigiane, in aperta critica alle scelte dell’Anpi nazionale.

@L_Argomento

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