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Anche Benifei lo ammette: Conte è un problema (non solo per il Pd)

MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO VLADIMIR PUTIN

Nel 2019, l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sembrava una figura carismatica capace di tenere insieme l’alleanza delle forze progressiste. Oggi Conte è, invece, la principale fonte di imbarazzo per Enrico Letta e dall’interno del partito cominciano ad arrivare richieste di chiarimento sulla linea politica da tenere, con l’alleato principale delle prossime elezioni amministrative di giugno (come abbiamo più volte osservato su queste colonne).

Opacità ed imbarazzi

Lo scoppio della guerra in Ucraina e il dibattito su Nato, armamenti e scelte europeiste continuano a creare divergenze e spaccature tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, direttamente nella figura del capo pentastellato Giuseppe Conte. Al di là del côté internazionale di cui si occuperà il Copasir, quello che davvero preoccupa è l’ambiguità politica che continua a permeare le parole dell’ex presidente del Consiglio. Mentre il governo Draghi (appoggiato senza riserve dal Partito Democratico) spinge per la diversificazione delle fonti energetiche e per l’allontanamento dalla Russia, all’interno del M5S c’è ancora chi si dimostra scettico sull’aumento delle spese militari e contrario alle azioni della Nato.

Non solo, Giuseppe Conte non ha nemmeno le idee chiare in politica estera; sembrava essere diventato un leader europeista e liberale, ora, invece, non riesce a schierarsi tra Macron e Le Pen, generando l’ennesimo fronte di imbarazzo con gli alleati del PD. A dimostrazione che la genesi populista del movimento cinque stelle è ancora lì intatta e impedisce di fare scelte chiare e delineate, alla sola ricerca di facili consensi.

LEGGI ANCHE: “Conte? Un imbarazzo per tutti”. Parla Malan (Fdi)

Reazioni dal Partito Democratico: Brando Benifei

Enrico Letta sceglie di non rispondere direttamente sull’ultimo scivolone di Conte in merito alle elezioni francesi, ma dal partito le voci si alzano forti. Tra queste, quella di Brando Benifei, il capodelegazione dem a Bruxelles, che afferma: “E’ uno scivolone che necessita di fare chiarezza, e che conferma la necessità del proporzionale.” L’intervista di Benifei a Il Foglio di oggi lascia più spunti di riflessione.

Il sistema proporzionale

Primo fra tutti l’indicazione del sistema proporzionale in vista delle politiche 2023 (osteggiato al momento dalla maggioranza PD e dallo stesso Letta): secondo Benifei sarebbe l’unico in grado di permettere al Partito Democratico di trarsi dall’impaccio di avere un alleato che continua con una linea ondivaga in politica interna e soprattutto in ambito europeo ed euroatlantico. La diretta conseguenza appare chiara: lasciare che sia l’elettorato a definire la forza e la presa che le diverse idee dei due partiti progressisti determinano e solo successivamente trovare il modo di lavorare insieme. Insomma, il PD ed Enrico Letta, secondo Benifei, non possono più permettersi di posticipare una reazione verso l’alleato e devono dimostrare in maniera chiara di saper portare avanti le proprie istanze senza ambiguità.

LEGGI ANCHE: “Chi sta togliendo il sonno a Letta in vista delle amministrative”

Il ballottaggio francese

A proposito di Emmanuel Macron e Marine Le Pen, infatti, dichiara: “Che dubbio ci può essere, allora, nell’esprimere una propria preferenza? Qui l’ambiguità non è consentita”. E ricorda come lo stesso Jean-Luc Mélenchon abbia più volte ribadito che neppure un voto debba essere dato alla Le Pen. Probabilmente quello che emerge più chiaro è che, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il Movimento Cinque Stelle ha perso i riferimenti politici da cui traeva il consenso e il Partito Democratico, già coinvolto, non può rischiare di farsi travolgere in questo vuoto di idee e di visione strategica. A giudicare dal dibattito interno, la strada appare ancora tortuosa. A meno che (come qualcuno pensa e si augura) il tempo di Conte, alla guida del M5S, non si stia esaurendo da solo.

@L_Argomento

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