Aids: in arrivo terapia ‘long acting’, iniezione ogni 2 mesi

Aids: in arrivo terapia ‘long acting’, iniezione ogni 2 mesi

La ricerca va avanti, buone notizie dal convegno promosso dal Cotugno di Napoli

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Aids: in arrivo terapia ‘long acting’, iniezione ogni 2 mesi
Dopo circa 40 anni e 40 milioni di vittime l’infezione da Hiv si può trattare con una terapia composta da soli due farmaci da assumere in un’unica compressa e presto sarà sufficiente un’iniezione intramuscolare ogni due mesi che migliorerà ulteriormente la condizione dei pazienti sieropositivi.

Le innovazioni terapeutiche sono state discusse nel corso del V Workshop Hot Topics in Infettivologia a cui partecipano i massimi esperti in materia. L’iniziativa è organizzata e promossa dall’ospedale Cotugno di Napoli, con il patrocinio della Simit (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali).

“Oggi disponiamo di ulteriori opzioni terapeutiche come la terapia a due farmaci o ‘dual combination’ che non sostituisce quella a tre farmaci – ha spiegato Elio Manzillo, direttore U.O.C. Immunodeficienze e malattie dell’immigrazione dell’ospedale Cotugno – ma l’efficacia infatti è la stessa.

I pazienti sono selezionati in base alla possibilità effettiva di assegnare loro una terapia a due farmaci e li’ dove è possibile siamo ben lieti di ridurre il carico farmacologico che impatta sull’organismo anche perchè i pazienti sieropositivi in età avanzata presentano comorbidità spesso legate all’età, per cui dare un principio attivo in meno significa dare minore tossicità e creare meno interazioni farmacologiche”.

Nel 2022 sara’ disponibile la terapia ‘long-acting’ che prevede una somministrazione per via iniettiva ogni due mesi. ”Tutto questo – prosegue Manzillo – si ripercuote in modo positivo sulla qualita’ di vita del paziente che andra’ molto meno in ospedale e contribuira’ alla gestione della patologia in modo attivo e partecipativo”. Il Workshop e’ stata anche l’occasione per i medici del Cotugno, eccellenza nel campo dell’infettivologia, per lanciare un appello ai pazienti perche’ ”tornino a curarsi”.

”Non ci siamo mai fermati nella cura delle altre patologie infettive – ha affermato Rodolfo Punzi, direttore Dipartimento Malattie infettive del Cotugno – il Covid ha reso necessaria una completa riorganizzazione delle risorse economiche e umane, ma non abbiamo mai abbandonato le altre malattie infettive. Purtroppo il Covid ha allontanato i pazienti sieropositivi che – ha spiegato – per paura del contagio si sono aggravati e dunque ora dobbiamo recuperarli. A loro rivolgo un appello: venite con tranquillita’ in ospedale perche’ sarete al sicuro”.

Il Cotugno è dotato di quattro divisioni Covid e quattro non Covid, dove sono ospitati anche i pazienti con HIV. Secondo i dati forniti da Vincenzo Sangiovanni, direttore U.O.C. Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso, il Cotugno segue circa 2600 pazienti sieropositivi e ogni anno circa 130 i nuovi positivi che scoprono di essere malati dopo aver effettuato lo screening in forma anonima.

I pazienti che invece arrivano con la malattia già conclamata, circa un 30 per cento, sono soprattutto extracomunitari, in molti casi senza documenti, e pertanto non possono attivare un day hospital. Il Cotugno è inoltre dotato di ambulatori che effettuano servizi cinque giorni alla settimana cui si aggiunge un ambulatorio dedicato allo screening gratuito e anonimo per il test HIV che si può effettuare tre volte a settimana.

Tra i servizi che il Cotugno offre ai pazienti con HIV anche l’ospedalizzazione domiciliare, che permette al paziente di continuare le terapie a casa seguito dagli specialisti, e un servizio di profilassi pre e post-esposizione.
Aids: in arrivo terapia ‘long acting’, iniezione ogni 2 mesi

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