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Afghanistan. Le attiviste sono barricate in casa

l Presidente dell’associazione Pangea Lo Presti: “Le ritorsioni di queste ore da parte dei talebani come quelle delle camicie nere fasciste”

Afghanistan. Le attiviste sono barricate in casa
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Afghanistan. Le attiviste sono barricate in casa
“Siamo barricate in casa col terrore che i talebani vengano a prenderci”. É il messaggio arrivato da Kabul stamattina alle cinque sul telefonino di Luca Lo Presti, presidente dell’associazione Pangea da una delle attiviste per i diritti umani che operano in Afghanistan per conto dell’organizzazione umanitaria. “Stiamo cercando di metterle in sicurezza – fa sapere Lo Presti che si trova a Milano e nei prossimi giorni dovrebbe raggiungerle -. Sono una trentina di donne italiane che in questi anni si sono battute per i diritti delle afghane.

Io le considero ‘famiglia’, alcune sono lì dal 2002, i loro figli ora lavorano nei nostri uffici. Riferiscono di essere testimoni di rastrellamenti casa per casa a Ghazni da parte dei talebani che cercano rappresentanti delle organizzazioni umanitarie e persone che hanno collaborato con gli occidentali. Alcune le abbiamo fatte scappare, altre nascondere. Per tanti questa è una guerra come un’altra, per noi è questione di salvare la vita alle persone che amiamo”.

Le ritorsioni di queste ore da parte dei talebani vengono paragonate da Lo Presti a quelle delle camicie nere fasciste: “Sono bande armate composte da individui a cui è stato dato il potere di decidere sulla vita e la morte delle persone. Puntano a chi in questi anni per esempio ha lottato per far togliere il velo alle figlie o alle sorelle. Si muovono quartiere per quartiere come negli anni Novanta”.

Per proteggere le sue collaboratrici, Lo Presti le ha invitate a osservare alcuni accorgimenti: “Gli ho detto di distruggere tutto il materiale compromettente che contiene migliaia di nominativi raccolti in questi anni e di far sparire le foto anche dai social perché i social diventano la prima ‘spia’ in questi casi. Qualsiasi immagine ti si ritorce contro. Le ho invitate anche a cambiare i nomi degli amici occidentali sulla rubrica del telefono anche perché io tutti i giorni devo dirgli dove devono andare”.

Lo Presti rivela un altro episodio indicativo del clima: “I talebani sono andati anche nella nostra scuola in cui vengono istruiti 150 ragazzi sordi. Sono venuti a chiudere le classi perché sono miste”.
Afghanistan. Le attiviste sono barricate in casa

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