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Politica

Addio a Nucara: chi era e cosa pensava l’ultimo dei Repubblicani

FRANCESCO NUCARA
Tempo di lettura stimato 2 minuti

All’età di 82 anni è morto Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano per 16 anni, fino al 2017. Deputato per cinque legislature, è staro sottosegretario ai Lavori pubblici nel 1989, con Giulio Andreotti presidente del Consiglio e nel 2005 è stato vice ministro dell’Ambiente nel governo Berlusconi.

Francesco Nucara

Era forse l’ultimo dei repubblicani, legato all’idea mazziniana da cui il simbolo del partito trae ispirazione. Si era iscritto al Partito Repubblicano nel 1963, nell’epoca di Ugo La Malfa e Bruno Visentini e tutta la sua principale carriera politica la vive al Sud, come segretario regionale per la Calabria e responsabile dell’Ufficio per il Mezzogiorno, prima di diventare per tantissimi anni anche segretario nazionale del partito (dal 2001 al 2017). Intensa la sua storia, soprattutto in Calabria dove diviene uno dei massimi esperti della politica italiana della Cassa per il Mezzogiorno.

Nel 2011, entra in conflitto con Giorgio La Malfa (figlio di Ugo), fino a deciderne l’espulsione dal partito: a dividerli, la divergenza riguardo la collocazione strategica che i repubblicani stavano prendendo, avvicinandosi all’area berlusconiana. Nucara, infatti, nel 2010 aveva deciso il pieno appoggio a Silvio Berlusconi e aveva anche dichiarato: “Sono fra quei deputati che non si vergognano di appoggiare Berlusconi”, in aperta critica con chi aveva, invece, scelto di appoggiare Romano Prodi. L’avvicinamento al centrodestra era iniziato nel 2001, quando il Pri si era presentato nella coalizione della Casa delle Libertà, abbandonando definitivamente l’esperienza di centrosinistra.

Nel 2006, durante un discorso a San Pietro in Campiano, Nucara aveva dichiarato: “I repubblicani da sempre si considerano diversi e diversi ci ostiniamo a dire che lo sono. Bisognerebbe capire se si può ancora sperare che la loro “diversità” possa ricondurli ancora a fare generosamente e dignitosamente parte di una “specie” politica, affrancandoli una buona volta dall’appartenenza, invece, alla odierna “fauna” politica.”

Il Partito Repubblicano Italiano

I repubblicani in Italia traggono ispirazione da Giuseppe Mazzini e dai suoi ideali risorgimentali della Giovine Italia: pensiero ed azione. E quello del Pri è ad oggi, l’unico simbolo immutato nel panorama politico italiano: l’edera di mazziniana memoria, a dimostrazione che le idee, da cui questo partito trae alimento, provengono dalla consolidata tradizione della democrazia che si è alimentata con il collettivo contributo di tanti uomini e donne che hanno voluto partecipare con la loro azione e il loro pensiero alla costruzione di un’Italia libera, democratica, laica e civile, ancorata ai valori dell’occidente. Negli anni della Prima Repubblica, il Pri fu sempre visto come una sorta di coscienza critica della democrazia e secondo un’espressione del tempo, veniva spesso definito la “Cassandra” della politica italiana.

Tra gli esponenti di maggior spicco del partito, vanno citati Ugo La Malfa, Bruno Visentini e Giovanni Spadolini. Il primo, negli anni ’60, è tra i politici che cercheranno di far abbandonare alla sinistra dell’epoca l’approccio ortodosso del comunismo per abbracciare, invece, un approccio più ampio e pragmatico. Bruno Visentini è stato, invece, protagonista dell’importante riforma tributaria attuata nel 1974, come ministro delle Finanze nel governo Moro. Visentini lascerà il partito nel 1992, alla vigilia di Tangentopoli, in netta polemica con la linea del segretario Giorgio La Malfa e le sue preferenze verso il sistema maggioritario. Giovanni Spadolini è stato, invece, nel 1981 il primo presidente del Consiglio non democristiano dell’Italia repubblicana.

Famosa la sua denuncia dell’intreccio perverso fra mafia, camorra e terrorismo, nel corso di una riunione del Consiglio dei Ministri del 1982, a seguito della quale il Parlamento approvò il disegno di legge per l’attuazione del divieto costituzionale delle associazioni segrete, con cui venne sciolta anche la loggia P2.

@L_Argomento

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