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A chi fanno gola i richiami antipopulisti di Di Maio

LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI

Le frasi pronunciate dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sono colpi diretti al leader del suo movimento Giuseppe Conte, anche se mai nominato direttamente. Al contempo, appaiono come ramoscelli di ulivo per il leader del Pd Enrico Letta e per il progetto del ‘campo largo’ messo in crisi dai pessimi risulti del M5S al primo turno della comunali.

Le accuse di Di Maio

La reazione di Di Maio sembrava sarebbe arrivata dopo il 26 giugno, dopo i ballottaggi, invece è esplosa repentina in una conferenza stampa convocata all’improvviso in campo esterno. Il silenzio è stato rotto in maniera inequivocabile e diretta, le parole sono forti e senza appello: un vero e proprio colpo frontale a Giuseppe Conte, mai nominato direttamente. “È normale che l’elettorato sia disorientato ma alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male. Serve assunzione di responsabilità”.

Poi Di Maio va oltre ed entra nel merito di ogni singola scelta sbagliata che a suo avviso il movimento ha commesso negli ultimi mesi e che quindi ha provocato lo smottamento dei consensi e la confusione dell’elettorato pentastellato. Non nomina mai Conte ma è chiaro che imputa a lui gli errori, uno dei quali sarebbe di mettere in continua discussione la linea politica del Governo e le alleanze internazionali in un momento così delicato: “Non possiamo stare nel Governo e poi, un giorno sì e un giorno no, solo per imitare Salvini, attaccare il Governo”. Sottolinea che serve “meno autoreferenzialità” e un “grande sforzo di democrazia interna. Dobbiamo includere anche chi è fuori dal movimento” e con una battuta confessa ai cronisti: “Parlo a voi perché non esiste un posto dove poter parlare oggi”. Alla fine, in vista delle comunicazioni del premier Mario Draghi il prossimo 21 giugno, a proposito dell’ipotesi di eventuali richieste di un nuovo voto sull’invio delle armi in Ucraina, avverte: “Non credo siano opportune decisioni che disallineino l’Italia dalle proprie alleanze storiche. L’Italia non è un Paese neutrale”.

La reazione di Conte

“Di Maio vuole fondare un nuovo partito? Ce lo dirà lui in queste ore.” E Conte da una sua lettura ben precisa delle ragioni dell’attacco di Di Maio: “Siamo alla vigilia di un appuntamento importante con la valutazione sul doppio mandato. Quindi è un momento di fibrillazione preventivabile per le sorti di moltissime persone del movimento”.

“Io in campagna elettorale ho messo la faccia dappertutto, da nord a sud, non sono andato in due posti soltanto”, rimandando al mittente le accuse e ricordando come il ministro, a suo avviso, abbia snobbato la competizione elettorale. “Ho fatto due conferenze stampa” dopo le elezioni comunali e “So come assumermi la responsabilità quando si ha una leadership politica” ha precisato.

Ha poi bollato come “stupidaggini” le affermazioni su una presunta posizione del M5S contro Nato e Ue e ricordato che “quando era leader Di Maio quello statuto prevedeva un solo organo, il capo politico. Che ora faccia lezioni di democrazia interna a questa comunità fa sorridere“. “Il mio telefono non è mai squillato” ha concluso Conte.

Le reazioni dei 5S

Le parole di Di Maio hanno avuto l’effetto di ridare vigore ai parlamentari a lui vicini, o comunque scontenti del nuovo corso, che lo hanno difeso ed appoggiato e che da tempo evocano i timori per una possibile scissione a causa della linea politica contiana.

La Presse riporta le parole di un componente pentastellato della Camera; “Ha dato voce allo scontento di tantissimi deputati e senatori che sono molti di più di quelli considerati suoi fedelissimi. Se questi ultimi sono una trentina in totale, gli scontenti del nuovo corso di Conte arrivano anche alla metà dei parlamentari cinque stelle”. La stessa agenzia rilancia la conferma di un senatore del movimento: “Le parole di Di Maio rendono chiara una cosa: o si apre un confronto serio con Conte, che finora lo ha rifiutato, oppure è meglio lasciarlo solo. Le alternative che restano sono poche. E uscire è una di queste”. E la parola scissione non è più un taboo, perché è difficile comprendere come poter ricomporre lo scontro sui tanti temi divisivi: le alleanze a partire da quella con il Pd, la linea politica pro o contro il governo, la deroga al doppio mandato. Nei prossimi giorni e settimane si capirà l’evolvere della situazione.

Le reazioni fuori dal movimento e i rapporti con il Pd

Le parole di Di Maio, che ribadiscono la linea governista e lo avvicinano ancora di più a Draghi e all’area di centro, hanno generato reazioni anche tra gli alleati Pd e in quella cosiddetta area centrista che vorrebbe che l’attuale premier rimanesse anche dopo il 2023.

Il senatore dem Andrea Marcucci è stato uno dei primi a reagire alle parole del ministro degli Esteri: “Con il M5S di cui parla il ministro Di Maio, europeista, atlantista e solidamente ancorato al governo Draghi, farei subito un’alleanza”. Mentre il leader di Azione Carlo Calenda, rimane categorico contro i cinque stelle: “Per me Di Maio non è un interlocutore, perché ha fatto disastri”, per cui “Di Maio può essere draghiano, ma io di lui non mi fido”. Di contro, da Italia Viva, come riporta Ansa, trapela: “Quella prospettata da Di Maio è una mutazione genetica. Se ci fosse davvero un cambiamento di quel tipo, non potremmo che tenerne conto”.

Senza dubbio, infatti, nello scontro fra Di Maio e Conte c’è in ballo il futuro del movimento, ma anche quello del ‘campo largo’ di Enrico Letta, alleanza per unire le forze che vanno da Leu ad Azione ed Iv, passando proprio per il M5S. Se gli equilibri nel movimento cambiassero, nell’area centrista (fin qui dichiaratamente contraria ad essere in coalizione coi 5S) qualche valutazione potrebbe essere rimodulata.

Ed è una notizia che, nel frattempo, Pd, M5S e sinistra hanno dato il via libera alle primarie siciliane (che si svolgeranno il 23 luglio) per la scelta del candidato governatore; un banco di prova in vista delle elezioni nazionali del 2023.

@L_Argomento

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