Come si pratica lo yoga: le posizioni da conoscere e gli effetti su corpo e mente
Le posizioni di base dello yoga, gli effetti sul benessere fisico e mentale e le attenzioni da conoscere per iniziare a praticare.
Tra le ore trascorse alla scrivania e il tempo che sembra non bastare mai, trovare spazio per il movimento può essere difficile. Lo yoga è una delle pratiche indicate per chi cerca un maggiore equilibrio tra corpo e mente, anche quando il lavoro o le condizioni psicofisiche rendono complicato dedicarsi ad attività più impegnative.
Per avvicinarsi alla disciplina si parte dalle āsana, il termine che identifica le posture del corpo. Numero e complessità cambiano secondo il tipo di pratica: alcune posizioni sono di base, altre richiedono una preparazione maggiore. Conoscerne la forma è un primo passo, ma eseguirle correttamente resta essenziale.
Gli effetti dello yoga nella vita quotidiana
Chi lavora in ufficio o in smart working può passare gran parte della giornata seduto. Lo stesso accade a chi trascorre molte ore al computer per giocare. Nel tempo, questa abitudine può avere conseguenze sulla schiena e sulle articolazioni, oltre a incidere sul benessere mentale.
In questo contesto, ritagliare anche cinque minuti da dedicare allo yoga può contribuire, nel lungo periodo, a migliorare il benessere fisico e psicologico. La pratica viene indicata soprattutto per chi ha bisogno di mantenere un equilibrio psicofisico e non riesce a trovare spazio per altre attività sportive.
Il rapporto con il benessere psicologico emerge anche da una ricerca condotta su circa trenta donne incinte: dopo aver praticato yoga regolarmente, le partecipanti hanno riferito di sentirsi meglio sul piano psicologico. Si tratta di un’esperienza riportata dalle donne coinvolte, non di una ragione per considerare qualsiasi postura adatta indistintamente a ogni situazione.
Prima delle posizioni, attenzione all’esecuzione
La semplicità apparente di alcuni movimenti non elimina la necessità di attenzione. Lo yoga comporta allungamenti e posture che coinvolgono diverse parti del corpo: un’esecuzione scorretta può produrre effetti opposti a quelli cercati.
I rischi descritti riguardano soprattutto lesioni alla schiena, al collo e alla struttura che collega il femore all’anca. Per chi è agli inizi, l’indicazione è quindi di non affrontare esercizi troppo avanzati senza un insegnante, che possa osservare la postura e correggere gli errori.
Le posizioni di base possono essere un punto di partenza anche per la pratica a casa. Questo, però, non significa che la descrizione di una postura sostituisca l’aiuto necessario quando il movimento diventa più complesso.
Le āsana da conoscere per cominciare
L’albero, vrksāsana. È una posizione in piedi che porta tutto il peso su una sola pianta del piede. La gamba di appoggio resta dritta, mentre l’altra viene sollevata a quarantacinque gradi, con il piede sulla coscia della gamba che sostiene il corpo. Le braccia salgono oltre la testa e i palmi si uniscono: l’equilibrio viene mantenuto su un unico appoggio.
Il cane a testa in giù, adho mukha svanāsana. Il corpo assume una forma simile a un triangolo. Mani e piedi poggiano sul pavimento, le gambe sono distese e il bacino è rivolto verso l’alto. La testa prosegue la linea della schiena, mentre lo sguardo è orientato verso le gambe.
La posizione equestre, ashwa sanchalanāsana. Una gamba si piega davanti al corpo, mantenendo la pianta del piede a terra; l’altra si allunga all’indietro. La schiena si inarca e le braccia vengono portate sopra la testa e verso il retro, con i palmi delle mani a contatto.
Gatto e mucca, marjariāsana e batilāsana. Queste due posture vengono eseguite come parti di una stessa sequenza, con ginocchia e palmi appoggiati al pavimento. Il movimento alterna l’inarcamento della schiena con il mento verso l’alto e il movimento opposto, che porta il mento verso il basso.
La devozione, dharmikāsana. Si parte in ginocchio, appoggiando i glutei sui talloni. Il busto si inclina in avanti fino a portare la fronte al pavimento. Anche le braccia si allungano in avanti, oltre la testa, mentre i palmi restano uniti in un gesto che richiama la preghiera.
La postura del cadavere, savāsana. Si esegue distesi sulla schiena, con le gambe appena separate. Le braccia rimangono lungo i fianchi, leggermente distanziate dal corpo, e le mani hanno i palmi rivolti verso l’alto.
Quando trovare spazio per la pratica
I momenti indicati per queste posture sono la mattina appena svegli e la sera prima di coricarsi. Sono due occasioni per inserire lo yoga nella quotidianità, tenendo sempre presente l’importanza della corretta esecuzione.
Oggi la disciplina è praticata da milioni di persone nel mondo e i suoi benefici fisici e mentali hanno ricevuto conferme scientifiche. La sua immagine in Occidente, però, è cambiata nel tempo: la notorietà favorita anche dai personaggi famosi l’aveva fatta percepire a lungo come una moda, più vicina alla meditazione che all’attività fisica. Conoscere le posture significa andare oltre quell’immagine e avvicinarsi alla sua componente corporea con la dovuta attenzione.

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