Impossible cheeseburger pie: la torta salata con carne, formaggio e Bisquick degli anni ’80

Carne, formaggio e una crosta che si forma da sola: storia e varianti della impossible cheeseburger pie con Bisquick, popolare negli anni ’80.

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Una torta salata che si forma la crosta da sola: era questa la promessa della impossible cheeseburger pie, preparata con carne macinata, formaggio e Bisquick. Negli anni ’80, quel nome non rimandava a un’alternativa vegetale al burger, ma a una preparazione in cui non occorreva stendere una base di pasta.

Il piccolo trucco era nella pastella, dalla quale si sviluppava la crosta durante la cottura. Una caratteristica che distingueva questa torta salata e spiegava quell’aggettivo, “impossible”, stampato nella ricetta sulla confezione di Bisquick.

La preparazione non è rimasta soltanto un ricordo: sulla scatola attuale compare con il nome Impossibly Easy Cheeseburger Pie. E intorno alla combinazione di carne e formaggio continuano a trovare spazio varianti che richiamano i condimenti di un cheeseburger.

Dal gusto del burger alla versione Tex-Mex

La ricetta si presta a interpretazioni diverse senza perdere il suo carattere di torta salata. Una delle varianti raccontate da un appassionato su Reddit guarda alla cucina Tex-Mex: alla preparazione vengono aggiunti peperoncini Hatch, fagioli neri, mais e un mix di spezie per chili.

Per proseguire nella stessa direzione, tra i suggerimenti c’è anche quello di distribuire qualche fettina di jalapeño sulla superficie. È una possibilità distinta dalla versione descritta dall’utente, ma coerente con quella proposta di sapori.

Chi vuole restare più vicino ai condimenti del burger può invece aggiungere cetriolini sottaceto prima di infornare. Il loro contributo è una nota insieme acidula e dolce, simile a quella che portano in un hamburger farcito.

Anche la salsa può cambiare il risultato: una preparazione che riproduce la salsa del Big Mac di McDonald’s può essere distribuita sulla torta oppure servita a parte, per intingere i bocconi.

Le altre guarnizioni suggerite giocano sulla croccantezza. Il bacon croccante richiama un bacon cheeseburger; le cipolle fritte, anche sotto forma di anelli interi, aggiungono invece il loro sapore e una consistenza diversa. Sono possibilità alternative per personalizzare la preparazione, non passaggi obbligatori della ricetta.

La famiglia delle torte “impossibili”

La cheeseburger pie non era l’unica ricetta costruita intorno a questa idea. Nel 1982, Bisquick pubblicò il ricettario “No Time to Cook”, che comprendeva diverse torte in stile “impossible”.

Tra queste figuravano la impossible quesadilla pie, la impossible green bean pie e la impossible zucchini-tomato pie: versioni che portavano lo stesso concetto verso la quesadilla, i fagiolini oppure l’abbinamento di zucchine e pomodori.

Non è però nota la data esatta in cui la cheeseburger pie apparve per la prima volta sul retro della scatola. Un commentatore della ricetta ricordava di averla mangiata già negli anni ’70: una testimonianza personale, che non permette di stabilire quando iniziò la pubblicazione sulla confezione.

L’ispirazione arrivava dai dolci del Sud

Per cercare le radici della preparazione bisogna allontanarsi dal cheeseburger. Negli Stati Uniti meridionali, l’espressione “impossible pie” viene spesso usata per dolci da forno capaci di formare autonomamente una crosta. L’origine precisa del termine resta incerta, ma il legame con quelle ricette è stato raccontato anche a proposito di Bisquick.

In un articolo del Tampa Bay Times del 1992, Marcia Copeland, allora direttrice di Betty Crocker Foods and Publications, spiegò che il gruppo di General Mills aveva individuato preparazioni dolci simili nei ricettari delle comunità del Sud. Da quelle torte arrivò l’ispirazione per la versione cheeseburger proposta sulla scatola.

Copeland ricordò inoltre la popolarità della preparazione durante gli anni ’80. Il suo elemento distintivo, dunque, non era un ingrediente sostitutivo della carne: era la crosta ottenuta dalla pastella, senza una base da stendere.

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2 commenti
  1. Matteo · 18/10/2026 · 9:06 PM

    Il nome oggi trae un po’ in inganno, ma l’idea della crosta che si forma in forno è geniale. Mi piacerebbe provarla, magari con ingredienti freschi.

  2. Andrea · 18/10/2026 · 9:04 PM

    Me la ricordo: semplice, sostanziosa e perfetta quando non si aveva voglia di preparare la pasta. Quel Bisquick faceva davvero tutto da solo.

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