Il 2021 è stato un anno molto importante per la ripresa di diversi settori economici e le risposte del mercato sono state per fortuna molto positive per diversi ambiti, soprattutto l’agroalimentare, che ha fatto registrare aumenti di fatturato incoraggianti.
A trainare questo successo ha contribuito sicuramente la filiera del made in Italy, con la produzione di prodotti, quali vino, formaggi stagionati e prodotti da forno, molto richiesti. Per questo motivo l’agroalimentare è considerato un settore chiave dell’economia italiana e vedremo con i numeri quanto questa affermazione sia giusta.
Agroalimentare: numeri da record
Nel 2022 l’agroalimentare ha prodotto un valore di 580 miliardi di euro, un fatturato che è aumentato in 10 anni del 24,7% e che vale ben il 31,8% del PIL nazionale. Numeri che sanno ancora più di straordinario viste anche le difficoltà che il settore ha dovuto affrontare: dalla pandemia alla crisi climatica, fino ad arrivare allo spropositato aumento dei costi dell’energia.
Un successo che è frutto anche di un’organizzazione capillare, che vede nella rete di produzione e distribuzione un fiore all’occhiello della filiera, che è stata in grado di rifornire il territorio nazionale anche nei momenti più bui dell’emergenza sanitaria.
Agroalimentare: vola l’export
Un dato che rende sicuramente fieri dell’agroalimentare nazionale è quello dell’export. Secondo i dati Istat, nel 2022 l’export ha fatto registrare un record assoluto di 60,7 miliardi di euro, con una crescita su base annuale del 15%. I paesi che hanno apprezzato di più la qualità e la sicurezza dei prodotti agroalimentari italiani sono la Francia (+24%), la Germania (+19%), gli Stati Uniti (+15%) e la Gran Bretagna (+12%), nonostante le diverse condizioni post Brexit.
Le imprese dell’agroalimentare
Le aziende che producono prodotti alimentari e bevande in italia sono circa 70,000, delle quali 21,626 mila sono società di capitali. Sono circa 740 mila invece le aziende agricole. C’è inoltre anche un altro mercato parallelo del settore alimentare che fa aumentare i numeri relativi alle imprese ed è rappresentato dalle aziende che producono semi-lavorati, riconosciute tra le best performer a livello nazionale. Resta da sottolineare tuttavia che l’85% delle imprese del settore sono piccole imprese, che dovranno essere sostenute da una programmazione nazionale che tenga conto dei fattori di rischio ambientali ed economici che potrebbero farsi strada nei prossimi anni.
Dal punto di vista invece della vendita degli alimenti e della gastronomia, si parla di 330 mila realtà ristorative e 230 mila punti vendita al dettaglio.
La presenza di così tante aziende che ruotano in maniera diretta e indiretta intorno al settore ha una ricaduta positiva anche sull’occupazione che impegna oltre 4 milioni di persone nelle attività di produzione, trasformazione e vendita di prodotti e che, con l’avanzamento tecnologico e le sfide del futuro, potrà crescere in termini di numeri e mansioni.
Il futuro dell’agroalimentare
Far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico, quali siccità e modifiche alla stagionalità, sarà la grande sfida dell’agroalimentare, oltre al contrasto della contraffazione dei cibi made in Italy.
Per affrontare queste criticità sarà necessario puntare sulla formazione specialistica e la laurea in ingegneria agraria può essere uno degli indirizzi ideali da promuovere per formare professionisti del settore in grado di intervenire con competenza per riorganizzare le produzioni in ottica sostenibile e utilizzare i sistemi più avanzati per la tutela del made in Italy in agricoltura e nel food. Questa tipologia di corsi di laurea si possono frequentare anche in modalità telematica, grazie alle università online come Unicusano, permettendo così di poter conciliare studio e lavoro e di applicare subito i concetti acquisiti.




