36 anni fa ci lasciava il genio assoluto della comunicazione

36 anni fa ci lasciava il genio assoluto della comunicazione

Il 10 ottobre 1985 un arresto cardiaco portò via Orson Welles, aveva 70 anni

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36 anni fa ci lasciava il genio assoluto della comunicazione
Genio del cinema, del teatro e della radio; gigante della cultura, padre incontestabile della modernità nel grande schermo, talento poliedrico ed eccentrico. Orson Welles (USA, 1915-1985), è regista non solo di film, ma anche di spettacoli teatrali, trasmissioni radio, performance di danza nonché di un numero di magia alla Corte d’Inghilterra e poi scrittore di romanzi, commedie e centinaia di articoli e saggi, … e per finire attore straordinario per lavori suoi e altrui. Insomma un colosso della storia dello spettacolo che forse per questo ha avuto una carriera maledettamente tribolata.

Cresciuto in un ambiente colto, debutta come attore a soli tre anni e a venti è già famosissimo. Trionfa prima in teatro e poi alla radio; il 30 ottobre 1938 a ventitre anni, annunciò alla radio americana l’invasione dei marziani, scatenando provocatoriamente la psicosi collettiva. Già famoso in tutto il paese, a soli ventiquattro anni la Rko lo invita ad Hollywood con un contratto senza precedenti: carta bianca a tutti i livelli per la lavorazione della sua opera prima; un film l’anno come sceneggiatore, regista, attore; il venticinque per cento degli incassi lordi e centocinquantamila dollari anticipati per ciascun film. Per Welles è un record, ancora prima di aver girato il suo lungometraggio d’esordio, con un contratto unico nella storia del cinema, ha contemporaneamente gli incarichi di regista, sceneggiatore, attore e produttore. Il cineasta ripagò al massimo la fiducia accordatagli con “Quarto potere“, il suo primo lavoro; traboccante di ardite innovazioni tecniche ed estetiche, la pellicola è un capolavoro inaspettato; fondamentale nella storia del cinema, eletto più volte il più bel film del mondo, universalmente riconosciuto come l’opera più importante di tutti i tempi, quella che meglio delle altre ha imposto un cambiamento radicale nel modo di fare cinema; per Francois Truffaut: il film dei film e Welles miglior attore protagonista della storia del cinema.

La vera novità è il flash back, che frantuma l’allora tradizionale e statico dialogo, ma anche uno stupefacente uso del grandangolo; inoltre per la prima volta alcune sequenze furono cadenzate perfettamente con la musica; e ancora soluzioni narrative e stilistiche straordinarie e una fotografia rivoluzionaria, naturalmente il tutto diretto, sceneggiato, interpretato e prodotto da Orson Welles. Ma inspiegabilmente, o forse per “paura” di questo suo talento incontrollabile, il Re dei Re del cinema non avrà più vita facile presso le majors.
Il secondo straordinario lungometraggio “L’orgoglio degli Amberson” è stato disconosciuto dall’autore stesso perché la produzione tagliò quarantatrè minuti di pellicola montandone una nuova versione senza la supervisione del regista che, con risentimento, abbandonò Hollywood per andare in Europa. Eppure ricordiamo, per questo secondo lungometraggio, l’uso eccezionale dei piani sequenza, del grandangolo e della profondità di campo e una curiosità, i titoli di coda letti dallo stesso regista. Sempre a causa delle gravi difficoltà produttive, Welles sarà costretto più volte a sospendere la realizzazione di tutte (!) le opere successive, alcune addirittura resteranno definitivamente incompiute come “È tutto vero” bloccato dai produttori nel 1942 per questioni politiche e ritrovato dopo quarant’anni negli archivi della Rko.

Per “Macbeth” Welles, ha praticamente introdotto la tecnica della regia televisiva: realizzare con poco il difficile lavoro di Shakespeare fu per lui una scommessa; filmò pressoché di seguito, preparando minuziosamente tutto attraverso lunghe prove. Stravolto anch’esso dalla produzione, solo nel 1980 sono state ripristinate colonna sonora e montaggio originali. “Otello”, Palma d’Oro al Festival di Cannes come miglior film, è opera modernissima per l’epoca, con un montaggio straordinario formato da millecinquecento inquadrature diverse e con tagli e angoli di ripresa che cambiano continuamente; le solite difficoltà produttive hanno costretto Welles a tre anni di riprese, tra produttori falliti e negativi sequestrati e a cambiare quattro attrici per interpretare Desdemona; restaurato dalla Fox nel 1990.

Più di venti anni invece, è durata la lavorazione per “Don Chisciotte”, un folle progetto lasciato volutamente incompiuto, girato e fotografato dal solo regista un pò in tutto il mondo. Ritenuto da molti motivi un film maledetto “Rapporto confidenziale”, realizzato come già il precedente, con mezzi di fortuna in mezz’Europa, è un giallo molto complesso. Nel ’58 “L’infernale Quinlan” il film del ritorno ad Hollywood; ancora e sempre un’opera monumentale nonostante le “manomissioni” finali della produzione denunciate dallo stesso autore. Per “Falstaff”, Gran Premio al ventesimo anniversario del Festival di Cannes. Ricorda il produttore esecutivo Alessandro Tasca di Cutò:”Un giorno abbiamo girato la scena del corteo dell’incoronazione di Enrico V; quando l’abbiamo vista, Orson ha detto: «La voglio rifare da un’altra angolazione. Troverò io una chiesa vicino a Madrid». Solo che mentre la scena girata si svolgeva tutta da sinistra verso destra, in quella chiesa potevamo riprendere solo da destra a sinistra, a causa degli sfondi. L’ho fatto notare a Orson e l’ho portato sul posto per mostrargli le difficoltà.

Allora lui ha detto: «Bene! Giriamo e poi rovesciamo la pellicola». Così ho dovuto istruire gli attori, Enrico V ha portato l’orba nell’altra mano, le giacche hanno avuto l’abbottonatura spostata e le asole invertite, le armi cambiate di lato. Gli spagnoli hanno pensato che fossimo impazziti, ma noi l’abbiamo girata così e poi abbiamo rovesciato tutto in stampa. Questo era Orson”. Ne “La signora di Shanghai” del 1947, ricordiamo la memorabile parte di Rita Hayworth allora moglie del regista.

Concludiamo con le parole di Jean-Luc Godard:”Eppure, maledetti noi se dimentichiamo per un attimo che è il solo con Griffith – chi il muto, chi il parlato – ad aver messo in moto questo meraviglioso trenino elettrico al quale Lumière non credeva. Tutti, sempre, gli dovremo tutto”.
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