Cinema

Chi è Salvatore Todaro, il personaggio che ha ispirato Comandante con Pierfrancesco Favino

Salvatore Todaro ha ispirato la scrittura del film Comandante con Pierfrancesco Favino che ha aperto la Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia 2023. Sicuramente si tratta di un protagonista della storia meno noto, ma che allo stesso modo è riuscito a fare delle cose incredibili. Nato nel 1908 a Messina è cresciuto a Sottomarina di Chioggia laddove è nato il suo amore incondizionato per il mare. Quando aveva già 15 anni a Livorno frequentava l’Accademia Navale per poi diventare Ufficiale della Regia Marina.

Durante un’esercitazione avvenuta nel 1933 l’uomo si procura una seria lesione alla colonna vertebrale, cosa che gli permetterebbe di andare in congedo illimitato ricevendo anche uno stato di congedo illimitato, ricevendo anche una pensione d’invalidità. Invece Todaro preferisce andare avanti con il suo mestiere, rimanere nella Marina utilizzando un busto rigido che lo sorregga. Tra il 1936 e l’anno successivo ottiene il grado di Capitano di Corvetta guidando diverse spedizioni importanti.

Salvatore Todaro il Comandante

Sicuramente l’episodio per cui ricordiamo Salvatore Todaro, al centro anche del film Comandante, è quello del Kabalo il 16 ottobre del 1940. Un mese dopo essere entrato in guerra con l’Italia diventa comandante del sommergibile Comandante Cappellini. Un giorno incrocia un piroscafo belga e risponde silurando un mercantile con ricambi per militari inglesi. Nonostante questo offrirà aiuto e cibo, contro il parere dei suoi superiori, a 26 sopravvissuti. Deciderà di farli salire a bordo seguendo le leggi del mare e salvandoli.

Per questi gesti fu soprannominato Don Chisciotte dei mari da Karl Donitz riuscendo a raggiungere la fama di uomo onesto e prezioso. Quando gli chiesero come mai fece questo gesto rispose: “Sono italiano e lo facciamo da 2mila anni, continueremo a farlo”. Proprio per questo suo modo di fare, dando dunque ai nemici uno status di esseri umani passò alla storia dimostrandosi persona di cuore nonostante le difficoltà della guerra.

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