Matteo Messina Denaro ha mandato una lettera abbastanza criptica e che ha alzato polemiche al suo avvocato d’ufficio. Si legge sul web: “Del poco che so mi è piaciuta la sua arringa. Buona vita“. Sembrano più minacce che ringraziamenti e intanto qualcuno sui social si lamenta specificando che questo tipo di messaggio da parte dell’ex latitante più ricercato d’Italia non sarebbe dovuto trapelare.
Il boss è detenuto al 41bis de L’Aquila e scrivendo questo telegramma si riferisce all’arringa discussa dall’avvocato d’ufficio lo scorso 25 maggio durante il processo in cui lo si vedeva imputato come mandante di quelle che erano state le stragi del 1992. La discussione era durata quattro ore alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta. Messina Denaro aveva chiesto anche di parlare con il suo avvocato per telefono cosa che non gli era stata concessa.
Matteo Messina Denaro, l’arresto
Matteo Messina Denaro era stato arrestato il 16 gennaio scorso, dopo che la sua latitanza era durata quasi trent’anni. Il boss mafioso era stato fermato in via Domenico Lo Faso dai Carabinieri del Ros in collaborazione con il Gis in un vicolo vicino alla clinica privata La Maddalena di Palermo dove si stava sottoponendo a delle cure. Subito dopo era stato immediatamente trasferito alla casa circondariale de L’Aquila con un volo militare partito verso l’aeroporto di Pescara.
Nel 1999 il boss aveva subito la sua prima condanna all’ergastolo in contumacia per essere mandante dell’omicidio di Giuseppe Montalto, un agente di polizia penitenziaria che era in servizio a Palermo all’Ucciardone. Nel 2000 era arrivato un altro ergastolo per gli attentati dinamitardi di Firenze, Roma e Milano nel 1993. Ne erano seguiti un altro nel 2000 stesso, uno nel 2003, uno nel 202 e uno nel 2020. Tutti i seguenti ergastoli erano in contumacia in quanto l’uomo era assente al momento del processo stesso, in latitanza e impossibile da rintracciare.




